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Due errori clamorosi a Udine, un’altra saponettata a Napoli. Tre errori nelle sole prime tre giornate di campionato. Tre papere decisive (ed evitabili) costate almeno 4 punti in più in classifica alla Juventus, attualmente in zona retrocessione. Come si dice in gergo investigativo? Tre indizi fanno una prova.

Nel caso in questione, provano l’assoluta mancanza di affidabilità -in questo momento - di Wojciech Szczesny detto Tek. Parere mio personale, andrebbe sostituito d’urgenza. E sia maledetto il giorno in cui si decidette con eccessiva superficialità di poter fare a meno del 42enne Buffon, il cui rendimento nella sua ultima stagione juventina è stato – seppur giocando meno - superiore a quello del polacco. Ora Gigi sarebbe tornato utile.

Non ho mai ritenuto Szczsny un top nella sua categoria, ma neanche un brocco. Tek è un buon portiere, però in evidente fase calante. Un’involuzione progressiva, iniziata già la scorsa stagione e deflagrata in modo nitido in quella appena iniziata. Un decadimento che pare inarrestabile. Capita a tutti, a qualcuno prima ad altri dopo. Dino Zoff, un monumento del calcio italiano, iniziò a prendere gol dalla distanza a 40 anni. Szczesny a 31 (rete di Kane nel recente Polonia – Inghilterra). Tacconi, sicuramente tra i migliori portieri della storia Juve, ebbe una flessione di rendimento alla sua seconda stagione in bianconero e la pagò cara, con la perdita della titolarità a vantaggio di Bodini, per poi riprendersela alla grande e guadagnarsi persino i gradi di capitano. 

Tek, dopo gli imbarazzanti svarioni dell’anno scorso in Champions e alcuni anche in campionato, è ancora al suo posto. E il suo ricco (quanto esagerato) stipendio da 6.5 milioni annui lo blinda, di fatto , alla Juventus. Quando infatti in estate il club provò a cederlo per fare posto a Donnarumma, raccolse in giro solo “no, grazie” da tutte le squadre potenzialmente interessate al “caro” polacco. Ora, più di prima, in evidente stato confusionale. 
I momenti di appannamento, i cali di forma e di concentrazione fanno parte della vita di un atleta, è umano. L’importante è capire quando è necessario farsi da parte, per il bene della squadra, che deve entrare in campo sapendo di poter contare su chi difende la porta, altrimenti si rischiano attacchi di panico ad ogni pallone che transita nella propria area. E se il passo indietro non lo fa l’interessato, qualcun’altro dovrebbe invitarlo a fare. Oppure serve l’atto di forza. Per esempio, con Tacconi  fu lo spogliatoio a chiedere a Trapattoni di sostituirlo. 

Sabato scorso, durante Napoli- Juve, ero come sempre negli studi televisivi di 7Gold e, a fine partita, il vippone bianconero Francesco Oppini  propose una petizione pro Perin : la condivisi immediatamente. Una richiesta che giro ora alla società Juve, la quale quest’estate convinse Perin a restare proprio perché desiderava avere in panchina un secondo portiere di assoluta affidabilità, dopo appunto la dipartita di Buffon. 

Ecco, è arrivata l’ora di crederci e puntare su di lui, altrimenti a cosa è valso trattenerlo a tutti i costi  a Torino, ben sapendo che Mattia avrebbe preferito essere ceduto e  giocare con continuità in un’altra squadra?  A cosa servono i 12esimi se poi non li utilizzi quando servono? Soprattutto quando è scattato l’SOS.

L’alternativa è la sindrome di Var der Saar: ostinarsi cioè a dare fiducia a Szczesny, come si fece con l’olandese, fin quando coi suoi errori non si compromise definitivamente la conquista di uno scudetto. Stavolta potrebbe andare anche peggio.