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Li sento già: dov’eri finito dopo la scoppola con l’Inter? Bello parlare solo ora, dopo una vittoria! Non mi ero affatto nascosto (chi segue la mia produzione quotidiana su IlBiancoNero.com lo sa) , è che questa rubrica esce solo una volta alla settimana e allora ho atteso l’esito della gara di Supercoppa prima di scriverla, condizionato com’ero dalla pessima prestazione milanese. E bene ho fatto, perché al Mapei si è vista una Juventus migliore (non ottimale) rispetto a quella disastrosa di San Siro. Una Juventus che, a dispetto di tanti, ha fatto capire agli avversari di essere ancora viva. Certo, i problemi non sono stati cancellati con un colpo di spugna, però ci si può lavorare per provare se non ad eliminarli del tutto quanto meno a limitarli. Perché la rosa quella è e necessiterebbe di migliorie in quasi tutti i reparti. 

Mediana in testa, anche se contro il Napoli devo dare atto a Bentancur e Arthur di aver disputato una gara accettabile. Non però così superlativa come molti media l’hanno descritta. È vero, giocando in modo tatticamente intelligente entrambi, hanno limitato parecchio la costruzione del gioco da parte della squadra di Gattuso in fase di ripartenza, andando a bloccare bene sia Demme che Bakayoko e  marcando con attenzione Zelinski, però hanno ancora una volta difettato nella costruzione del gioco

A tanti juventini il brasiliano ex Barca piace perché “sa difendere la palla alla grande”, “dare un pallone a lui è come metterlo in cassaforte” sostengono. Va bene, però poi bisognerebbe anche sapere cosa farne dei risparmi messi in banca, o no? Quello è il punto debole della formichina Arthur Melo: preferisce scaricare il pallone sull’investimento più facile, il compagno più vicino. Mai una bella verticalizzazione, ma un bel lancio, mai una pensata originale. E in mezzo al campo servirebbe altro. Mettiamola cosi: magari il ragazzo si farà, visto che quando giocava nel Gremio queste cose sapeva farle. Diamogli tempo.
Lo stesso che è stato dato in questi anni a Bentancur, pure lui in faticosa crescita. A Reggio Emilia ha fatto un buon lavoro di interdizione, così come nelle marcature preventive su Zielinski, ed è stato parecchio rispetto al nulla assoluto prodotto contro l’Inter, però dall’uruguagio ci si aspetta di più, anche in fase propositiva, invece Rodrigo sembra essersi un po’ bloccato. In porta, ormai, non tira più, ci prova raramente, così come limita le percussioni in area di rigore. Perché? 

Ha avuto invece dello straordinario il rientro last minute di Cuadrado, autore di un’eccellente partita (sulla fascia destra è stato una vera e propria spina nel fianco per la retroguardia partenopea) al punto da innescare persino il sospetto in qualche collega vesuviano sulla sua guarigione lampo dal Covid. Si tranquillizzino, se il contagio fosse stato solo una scusa Pirlo lo avrebbe già utilizzato contro l’Inter, con innegabili benefici per la squadra. Perché con Juan in campo la differenza si vede e si sente, la Juve è decisamente più equilibrata e maggiormente propulsiva sulla fascia. Purtroppo nel Panita la carica virale c’era, anche se molto bassa, e come ci ricordano spesso proprio le ASL napoletane “la salute viene prima di tutto”.  E il coronavirus non si cura col nandrolone. 

Chioso dedicando un breve commento al rigore dato al Napoli e fallito da Insigne: roba da teatro di Ionesco. Come ci si fa a non accorgere che McKennie manco vede l’arrivo da dietro di Mertens, con quest'ultimo che va ad incrociare la gamba dello statunitense proprio nel momento in cui il giocatore juventino stava spazzando il pallone. Logico che poi, nel rinvio, prenda pallone e giocatore, meno logico lo si interpreti come un fallo da massima punizione. Risposta: eh, ma il contatto è netto e la regola prevede il penalty. Controreplica: è una regola priva di senso. Come tante altre applicate finora in campo dagli arbitri causa tutte le manomissioni apportate finora al regolamento dal designatore Rizzoli. I falli in area devono essere seri per poter essere puniti con un calcio di rigore, non barzellette.