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L’ossessione per il peso, il digiuno forzato e famiglie all’oscuro. È lo scandalo che investe il mondo della ginnastica, raccontato nel documentario firmato BBC tramite la testimonianza delle ginnaste. Casi anche in Italia. La chiamano "cultura della paura", quella che per anni ha governato la Federazione inglese della ginnastica. Il racconto agghiacciante delle ginnaste vittime di soprusi e divieti, costrette al digiuno forzato per paura di ingrassare, punite se beccate a mangiare fuori pasto, e le famiglie tenute all’oscuro. Sotto accusa anche gli allenatori. Intanto La Federazione olimpica ha avviato un’indagine interna per chiarire l’accaduto dei fatti.

Le ginnaste sarebbero state incoraggiate a parlare dopo aver visionato il documentario "Athlete A", uscito recentemente su Netflix, in cui le atlete americane testimoniano contro i medesimi soprusi. Il documentario è basato su un’inchiesta di IndyStar datata 2016, che ha portato alla luce abusi a partire dagli anni '90 e la condanna a 175 anni del medico della squadra nazionale USA Larry Nasser, accusato di aver molestato più di 260 giovani atlete.
Tra le prime a denunciare è l’ex ginnasta Nicole Pavier, oggi 24enne, la quale racconta di essere diventata bulimica all’età di 14 anni. Ripensando a quel periodo si descrive "completamente svuotata", sottoposta tutti i giorni e più volte al giorno al giudizio della bilancia per il terrore di ingrassare. Episodi che tuttora non ha superato convivendo con incubi, stati ansiogeni e depressivi. La sua allenatrice Claire Barbieri risponde: "Mai usata violenza psicologica.

È notizia di inizio anno lo stop di Aleksandra Soldatova, di 21 anni, quattro volte campionessa mondiale di ginnastica ritmica. "Soffro di bulimia, mi fermo per curarmi" ha detto prima di annunciare il ritiro. Ricoverata nell’ospedale di Mosca con alcune ferite, ha smentito di aver tentato il suicidio, come riportato dai media, spiegando di essere stata vittima di un incidente domestico in cucina. Problemi di medesima natura si verificano anche in Italia, dove a giovani ragazze ma anche ragazzi spesso si chiede un’eccessiva magrezza, non solo nella ginnastica ma anche nel ciclismo, e per fortuna altrettante volte vengono salvati da familiari, i quali si accorgono del problema in tempo, prima che diventi irreparabile. "Bisogna fare piazza pulita" le parole della medaglia olimpica Fiona May, che si dice preoccupata anche per la figlia Larissa, 17 anni promessa dell’atletica leggera che segue le orme della mamma.