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Pierino cosa fai? Gol, gol, gol”. Così cantavano i tifosi del Milan, a San Siro e in tutti gli stadi d’Italia e d’Europa, perché Pierino Prati segnava sempre e ovunque. Pierino e non Piero, come lo aveva voluto chiamare suo papà e come era scritto sui suoi documenti. E così è rimasto Pierino per tutti fino all’ultimo giorno dei suoi 73 anni, quando il suo cuore si è fermato per sempre, stanco di battere inutilmente sotto una testa che purtroppo non era più quella di prima.

Un dolore immenso per tutti i tifosi milanisti che non hanno fatto in tempo a gioire per il 4-1 di Lecce, ricordando l’identico 4-1 del 28 maggio 1969 a Madrid contro l’Ajax del primo Cruijff, quando Prati entrò nella storia perché nessun italiano ha mai segnato tre gol in una finale di coppa dei Campioni. Campione d’Italia, d’Europa e del mondo, numero 11 indiscutibile nel grande Milan di Rocco, che all’inizio lo sorprese con una delle sue battute quando glielo presentarono: “ciò, mi aspettavo un zogador e vedo un cantante”. Già, perché lui portava pantaloni alla moda a zampa d’elefante, ma in realtà era più alla moda in campo che fuori, con i suoi tiri secchi e precisi e i suoi micidiali colpi di testa, da attaccante vero, in teoria ala sinistra, che oggi sarebbe una classica seconda punta. Campione d’Europa nel 1968 a Roma nella nazionale di Valcareggi, scavalcato nelle gerarchie soltanto dal grande Riva che lui con grande onestà ha sempre considerato più forte.
Campione in campo e di modestia fuori, come l’altro grande numero 11, Corso, che lo ha appena preceduto, ha avuto più successo come giocatore che come allenatore, preferendo dedicarsi ai giovani delle scuole Milan. Perché in fondo è sempre rimasto attaccato al Milan, anche se fu prematuramente ceduto alla Roma nell’estate del 1973 dopo la “fatal Verona”, diventando un idolo dei tifosi giallorossi che lo rimpiangono come quelli rossoneri, perché Pierino ha continuato a segnare e a farsi amare anche a Roma. E guarda caso domenica ci sarà proprio Milan-Roma la sua partita del cuore, anche se il cuore di Pierino ha smesso di battere, facendoci venire la pelle d’oca. Perché, sì lo confesso: Prati è stato il mio idolo e quando è stato ceduto ho smesso di tifare Milan. E allora addio, indimenticabile Pierino, compagno di tanti sogni e tanti bei ricordi che nessuno potrà mai cancellare. Come quella storica tripletta a Madrid.