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E Cristiano Ronaldo se ne va. Negli spogliatoi, senza passare dalla panchina. Lanciando un'occhiata al veleno a Maurizio Sarri. Borbottando qualcosa in portoghese che gli amanti del labiale sembrano riuscire a tradurre nel più classico dei “vaffa”. Cristiano Ronaldo se ne va. Anche dallo Stadium, prima che la partita fosse finita. Senza salutare la squadra, senza festeggiare la vittoria, senza incrociare nessuno dello staff tecnico: pochi minuti prima della fine della partita, con la Juve a fatica in vantaggio sul Milan, grazie a una magia di Paulo Dybala che era entrato proprio al suo posto al 55'. Non era mai uscito così presto da quando indossa la maglia bianconera, non era mai stato sostituito due volte consecutivamente, non era mai sembrato così arrabbiato con l'allenatore. E allora se ne va. Aspettando difese d'ufficio e dichiarazioni, più o meno di circostanza, la notizia è questa. Fa rumore, a maggior ragione guardando i numeri che vedono la Juve in testa alla classifica con 32 punti sui 36 disponibili, con gli ottavi di Champions già in tasca. All'improvviso esplode un caso Ronaldo. Proprio prima della sosta.