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Fortunato? Forse un po'. Coraggioso? Senza dubbio. Fortunato perchè, senza le frenate e i contromano delle rivali, dal Milan alla Lazio, difficilmente la Roma di King Claudio sarebbe ancora lì ad accarezzare la Champions, ultima bombola d'ossigeno del club di Pallotta. Però, cavolo, che buon lavoro ha fatto in un mese e mezzo, rimettendo la Roma in pista. E non solo.

Perché a Milano i suoi hanno giocato un gran primo tempo mostrando una personalità e una capacità di fare la partita che quest'anno s'è vista raramente. E da lì è partito un dibattito anche stucchevole che dal mio punto di vista è un abbaglio, perché la Roma non s'è tirata indietro né ha avuto paura di un'Inter non certo entusiasmante. Semmai, non ne aveva nelle gambe. E il motivo va ricercato in questa stagione disgraziata, terrore dei polpacci e degli adduttori, segnata da 40 e passa infortuni muscolari. Elemento, questo, che ha impedito alla gran parte dei giocatori di giungere al top della forma e viverlo per un periodo prolungato.

Pur con questo limite, che nel calcio di oggi è una specie di precipizio, King Claudio ha ridato ai giocatori la voglia di centrare un obiettivo e certezze dal punto di vista del gioco. Eppoi la difesa, solitamente patrimonio da spendere per Ranieri, che non prende gol per due partite e ne incassa uno al Meazza, pur balordo per gli errori evidenti in marcatura. Cioè, un gol in tre partite. Roba da perdere i sensi da questa parte del Tevere. Pur senza Manolas, la Roma ha retto benone a Milano, anche se costretta a lasciare la palla all'Inter nella ripresa. Comunque la si pensi, va riconosciuto a Ranieri il merito di aver dato coscienza e consapevolezza a questa squadra, anche nella ricerca e nella gestione dei propri limiti.

Vero che il calendario non è malaccio da qui alla fine, ma è altrettanto vero che anche sabato prossima contro il Cagliari, la conta dei centrocampisti sarà rapidissima perché siamo ai posti in piedi per le assenze. Però c'è King Claudio al comando e allora vediamo se ti piazza un altro miracolo e se, davvero, anche lui è in corsa per restare su quella panchina che tanto scotta e tanto piace. D'altra parte, nel calcio contano i fatti no? E se lui li fa, perché non sperare di restare? 
 

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