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È un fiume in piena, Francesco Salvi, vero talento poliedrico, in grado di passare nella sua carriera dalla comicità nonsense del programma tv 'Drive In' negli anni '80 alla candidatura al David di Donatello come miglior attore protagonista per il film 'La rentrée', dal tormentone musicale 'C'è da spostare una macchina' alla sitcom 'Un medico in famiglia', fino alla recente avventura letteraria: il suo ultimo thriller 'Zeitgeist', edito da Rizzoli, ha ricevuto un'ottima critica. E' tra i protagonisti del film 'Il sole dentro', insieme ad Angela Finocchiaro, Giobbe Covatta e Diego Bianchi (che ieri si è sottoposto alle domande di Calciomercato.com), nei cinema dal 15 novembre. Questa volta tocca a Salvi parlarci, oltre che della pellicola, del suo grande amore calcistico: la Juventus.

Francesco, questo non è il solito film sul calcio...
'Premetto che in un film è sempre difficile parlare di calcio, mi vengono in mente solo alcune grandi pellicole come Fuga per la vittoria. Gli americani, poi, conoscono poco questo sport, quindi preferiscono altre discipline come il baseball, il football e soprattutto il pugilato: il ring stesso è una sorta di set cinematografico. Qui sta l'originalità de Il sole dentro, in cui il calcio è raccontato in un modo molto umano, e che si chiude con una massima eterna: chiunque, quando vede un pallone che rotola, gli corre dietro. C'è poco da fare. Anche se ultimamente è diventato un affare, resta sempre uno strumento di gioco e di aggregazione. Se tu vuoi mettere insieme degli adulti che si odiano, scapoli e ammogliati, carcerati e magistrati, li fai giocare in un campo da calcio e il risultato è assicurato. Anzi, io che ho giocato tante partite con la Nazionale Attori devo dire che preti e frati sono quelli che picchiano di più: probabilmente anche loro hanno bisogno di sfogarsi (ride, ndr)'.

Conoscevi il fenomeno della tratta dei bambini calciatori, della quale si parla ne Il sole dentro?
'Avevo già letto di storie simili, che riguardavano soprattutto il calcio inglese. E' un argomento di grande attualità. Da quando nel calcio si sono aperte le frontiere, si stanno pescando nuovi talenti soprattutto nei Paesi poveri, in Africa ma anche in Sudamerica e nell'Est Europa, che vedono in questo sport un motivo di riscatto. E al fianco di veri e propri talent scout, sono comparsi anche dei personaggi senza scrupoli'.

Parlando invece di te: da cosa nasce questa passione per la Juve?
'Da bambini, ai miei tempi, prima di andare alle elementari si doveva decidere la squadra: io ero indeciso tra la Sampdoria che aveva la maglia più bella, il Milan che era la squadra di mio nonno, il Padova che era la sorpresa del momento, e la Juve... che aveva Sivori. Ero innamorato di lui: faceva cose mai viste, gol di tacco, acrobazie geniali, e poi era un ribelle, giocava all'ombra quando c'era il sole. Alla fine scelsi i bianconeri. Il mio manager, che praticamente frequento più di mia moglie, è interista e non perde occasione per dirmi: ma come fai a tenere per la Juve, tu che sei di Milano? Dovresti tifare per una squadra della tua regione. Ma il ragionamento non tiene: allora uno che è della Basilicata, cosa deve fare?'.

È un buon periodo questo, fatta salva la sconfitta contro l'Inter, per essere tifosi juventini...
'Sì, ma attenzione: a me piace molto vedere la Juve, specie ora che mette in mostra un carattere così determinato, ma non mi definisco un tifoso: la stessa parola, tifoso, non mi piace, sembra una malattia... Sabato, ad esempio, ha giocato meglio l'Inter e ha meritato di vincere, c'è poco da dire: complimenti a loro. Noi abbiamo sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare, soprattutto nei cambi. Ho sofferto a non vedere Pogba, e poi secondo me la coppia d'attacco migliore è quella formata da Vucinic e Quagliarella'.

Dove hai visto la partita, sabato scorso?
'A Luino, nel bar che frequento di solito, gestito da un mio amico che invece tiene alla Roma, che è la mia seconda squadra. Quando Tagliavento ha annullato il gol dell'Inter mi sono vergognato, volevo andar via, perché sapevo che anche se avessimo vinto 4-0 tutto sarebbe stato sporcato da quell'episodio'.

E del 4-0 contro il Nordsjaelland, invece, cosa pensi?
‘Quella non l'ho vista, l'ho ascoltata in radio mentre ero in macchina, ma ho saputo che ci siamo mangiati parecchi gol anche lì. Il nostro problema è quello, non riusciamo a concretizzare tutte le occasioni che creiamo. Bendtner non capisco che lavoro faccia: sembra un farmacista in mezzo al campo (ride, ndr). E anche Giovinco deve farci capire se può riuscire a sbloccarsi anche quando è sotto pressione. Io spero che già a gennaio arrivi qualcuno, credo che Marotta si stia dando già da fare in questo senso, i nomi non mancano. Ieri sera ad esempio ho rivisto questo Bobadilla dello Young Boys, contro l'Udinese: l'altra volta aveva segnato tre gol di sinistro e ieri ha segnato su punizione di destro. Magari avercelo, uno così...'.