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Quattro anni da protagonista nel Genoa più bello dell'ultimo secolo. Con una serie di derby da leggenda vissuti in prima persona. Alla vigilia della 125^ stracittadina della Lanterna, Calciomercato.com ha chiesto a Fulvio Collovati cosa si aspetta dalla sfida tra rossoblù e blucerchiati in programma domani sera a Marassi: "Sarà il derby della paura. Una partita condizionata per entrambe dallo spettro della Serie B. E pertanto mi aspetto una gara brutta, con le squadre che punteranno prima di tutto a non perdere. Che io ricordi, mai nel recente passato Genoa e Samp sono arrivate allo scontro diretto con una classifica complessivamente così brutta. Sembra l'esatto opposto dei derby che ho avuto la fortuna di giocare io, quando le due squadre lottavano per i vertici della classifica. Posizioni che adesso varrebbero per la Champions League mentre oggi il rischio è quello di retrocedere. E chi perderà sabato sarà davvero nei guai. Se dovesse farlo il Genoa credo che non avrà più speranze; ma anche la Samp, che pure ha qualche punto in più, in caso di sconfitta subirebbe un colpo psicologico da cui sarebbe difficile risollevarsi".

Lei ha giocato derby a Roma, Milano e Genova. In cosa si differenziano queste tre sfide?
"Devo dire che quello di Genova e quello di Roma un po' si assomigliano. Sono partite molto sentite dalla gente che ne parla per giorni e giorni, prima e dopo il fischio d'inizio. A Milano si respira un'atmosfera diversa. È una sfida dal sapore più internazionale rispetto agli altri due, dove spesso la supremazia cittadina è il vero traguardo stagionale. A Milano si è invece spesso abituati a celebrare ben altri successi e quindi anche il derby, per quanto importante, passa a volte in secondo piano".

Come si vince un derby?
"È una domanda che si fa spesso ma la verità è che una formula non esiste. Riguardo a questo in particolare è poi ancora più difficile fare un pronostico. Non vedo favorite. Entrambe sono messe maluccio".

Che giudizio dà di Alexander Blessin e del suo operato?
"Devo dire che tutti i miei amici genovesi me ne parlano un gran bene. Tralasciando un paio di prestazioni recenti, direi che ha avuto il merito di far ritrovare al Genoa lo spirito del Grifone, quel animo battagliero che tanto piace ai suoi tifosi. Da questo punto di vista è stato bravissimo a calarsi subito nella parte. Il problema è che la squadra fa una difficoltà enorme a segnare. E se non hai gente che fa gol diventa tutto molto più complicato".
Cosa pensa delle nuove proprietà straniere che stanno colonizzando il nostro calcio?
"È piuttosto evidente che ormai l'era dei presidenti tifosi, disposti a spendere di tasca propria per veder vincere le loro squadre, rappresentando un punto di riferimento per gli altri tifosi, è finita da un pezzo. Esiste ancora qualcuno ma sono davvero mosche bianche che spesso devono anche fare i conti con tifoserie insoddisfatte. Ma il calcio ormai è cambiato e personalmente non so quanto l'ingresso di fondi o di proprietari stranieri possa contribuire a migliorarlo. Chi compra una società oggi lo fa per guadagnare dei soldi e non per vincere trofei. Poi è chiaro che nello sport per guadagnare devi ottenere risultati importanti che tuttavia non significa necessariamente vincere. E questo per un tifoso è duro da digerire".

Qual è il ricordo più bello della sua esperienza in rossoblù?
"Con il Genoa non ho vinto nulla ma, dopo il Mondiale dell' 82, la cavalcata in Uefa con il Grifone resta una delle più grandi gioie sportiva della mia carriera. Un'emozione che porterò sempre nel cuore. Portare il club più antico d'Italia al punto più alto della sua storia è stata una soddisfazione unica. Quelli furono anni incredibili, e probabilmente irripetibili, per il calcio genovese. Per due anni Genoa e Samp furono protagoniste assolute in Italia e in Europa. Oggi, purtroppo, è tutta un'altra storia".

Allargando lo sguardo oltre la Liguria, da ex rosso-nerazzurro chi giudica favorito tra Milan e l'Inter nella corsa scudetto?
"Io sono uno che non ha mai paura di sbilanciarsi, anzi lo faccio spesso. Ma a questo punto ho deciso di non farlo più, almeno per questo campionato. Stiamo infatti assistendo ad un torneo letteralmente pazzo ed imprevedibile, in cui non esistono certezze. Credo che davvero in queste ultime quattro giornate possa accadere di tutto. E alla luce di ciò ritengo che addirittura anche la Juve abbia di che mangiarsi le mani. Il vero peccato è tuttavia constatare come Genoa e Sampdoria, che avrebbero tutte le carte in regola per farlo, non hanno saputo approfittare di un campionato così anomalo per togliersi qualche bella soddisfazione".