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Come abbiamo avuto modo di raccontarvi nei precedenti articoli sul poker, sono davvero tanti i personaggi "famosi" che si dilettano con il poker: calciatori come Thomas Brolin, Tony Cascarino e Vikash Dhorasoo hanno tentato (con successo) la strada del professionismo. Poi ci sono cantanti, attori, qualche politico e soprattutto tantissimi milionari.

Le due storie di oggi raccontano di perdite da capogiro: i protagonisti sono personaggi praticamente sconosciuti in Italia ma che hanno una cosa in comune, tanti tanti tanti soldi.

Il primo è Andy Beal: tutti a Las Vegas conoscono questo uomo d'affari che ha fatto fortuna nel campo immobiliare e bancario. Il suo partimonio è stimato in circa 6,5 miliardi di dollari. La sua storia con il poker inizia nel 2001 quando Andy decise di sfidare i più noti professionisti del mestiere. Andy Beal vs "The Corporation", ovvero un numero ristretto di professionisti delle due carte. Beal si dimostrò avversario molto ostico: il suo punto di forza fu l'aggressività visto che i soldi che si giocava, seppur tantissimi per i comuni mortali, per lui erano quasi "spiccioli". Se la "corporation" vinse fu solo grazie a Phil Ivey che scucì ad Andy davvero tanti milioni.

Nel maggio del 2004 Beal fu protagonista di un record difficilmente battibile: fu il giocatore che vinse la più grande cifra cash game in un giorno, 11.7 milioni di dollari.

A distanza di qualche anno il suo nome è tornato di moda: il New York Post infatti ha scritto che il signor Beal, nel 2011 ha già perso qualcosa come 50 milioni di dollari. Le partite che Andy gioca hanno una sola regola: per sedersi al tavolo si deve portare 1 milione di dollari di posta.

Pronta però la smentita del suo ufficio stampa che, attraverso una nota, ha spiegato che "Le cifre che riguardano Andy Beal sono inesatte. Detto questo il Sig. Beal non ha altre osservazioni da fare.”

50 milioni di dollari persi sarebbero una cifra "ragionevole" per il secondo personaggio che ad oggi detiene il record (e il nome) di perdente dell'anno: Terrance Watanabe, americano di origini giapponesi, ha raggiunto infatti la poco invidiabile cifra di 204 milioni di dollari persi nei casinò di proprietà della Harrah's Entertainment. La storia però è più brutta di quanto si pensi. Watanabe più perdeva e più giocava, il più delle volte però non era propriamente sobrio. Per questo il ricco uomo d'affari ha citato in giudizio il Caesar Palace e il Rio Casinò. L'accusa? I due casinò avrebbero fatto diventare Watanabe succube del gioco offrendogli tutte le comodità e i comfort per non alzarsi mai dal tavolo da gioco.

"Trattavamo il signor Watanabe come facciamo sempre con i migliori clienti. Veniva trattato al meglio ma se non avesse voluto usufruire dei nostri servizi poteva rifiutare in qualsiasi momento". Questa la risposta del Caesar Palace.

Ma c'è di più: gli avvocati del nippo-americano hanno coperto quasi tutti i debiti che il loro assistito aveva lasciato firmando dei "pagherò" per svariati milioni. Il problema grosso è che in Nevada utilizzare dei "pagherò" equivale ad emettere assegni scoperti. E la pratica è illegale e severamente punita. Watanabe ora rischia davvero grosso: c'è chi ipotizza che la pena possa essere 25 anni di reclusione.

E c'è dell'altro, se tutto questo non vi fosse bastato: c'è un precedente che gioca a sfavore (manco a dirlo) di Terrance. Nel 1993 l'ex proprietario dei Philadelphia Eagles (squadra NFL) intentò una causa simile a quella di Watanabe... e perse.