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Il miglior francese nella storia del Milan: Marcel Desailly. Cinque campionati (1993-1998), due scudetti, la Coppa dei Campioni, una presenza stabile, solida, di personalità, con un cambio di ruolo - da diga davanti alla difesa a centrale difensivo - che grazie a Capello gli allungò e impreziosì la carriera. A Milanello arriva Giroud e si unisce ad una bella pattuglia di giocatori nati e cresciuti in Francia: Pierre Kalulu, Theo Hernandez e Mike Maignan.

E allora vediamo chi sono stati i francesi che hanno vestito il rossonero. Il primo giocatore francese a vestire la maglia del Milan fu Nestor Combin (1969-71), argentino naturalizzato. Di Combin - detto «La Foudre» - si ricorda soprattutto la finale di Coppa Intercontinentale, il ritorno contro l’Estudiantes, quando alla Bombonera finì in battaglia e ci fu una vergognosa caccia all'uomo: Combin ebbe la peggio, venne pestato a sangue e finì persino in prigione per una notte.

Gli anni 90 sono quelli di Papin, Dugarry e Vieira. Patrick Vieira arrivò troppo presto, campionato 1995-96, si era fatto le ossa in patria, al Cannes, aveva 19 anni e avrebbe avuto bisogno di tempo per ambientarsi. Giocò una manciata di partite, senza lasciare segno. Un'apparizione - quella di Vieira - che vale come un rimpianto, considerato quello che poi combinò nell’Arsenal di Wenger. Jean Pierre Papin fu un colpo di mercato clamoroso. Centravanti titolare della Francia, esplosivo nel breve, ottimo contropiedista, rapido in area di rigore. L'anno prima aveva vinto il Pallone d’Oro col Marsiglia. 18 gol in due stagioni (1992-94, 13 gol il primo anno, 5 il secondo), due scudetti e la Coppa dei Campioni con Capello che lo utilizza part-time, da jolly del reparto d’attacco. Ci si aspettava tutti un po’ di più. Deludente invece il rendimento di Christophe Dugarry, centravanti di movimento, capellone, amico di Zidane, che lo sponsorizzava ovunque. Il Milan lo presse dal Bordeaux per 6 miliardi di lire, ma non viene ripagato: 21 presenze, 5 gol, un continuo caracollare da una parte all'altra del campo.
Sulle partenze e sui ritorni di Ibrahim Ba al Milan è meglio sorvolare. Era un’ala ipercinetica, ma capace di combinare assai poco. Però era simpaticissimo e nello spogliatoio sapeva farsi apprezzare dai compagni di squadra. E’ rimasta celebre - più delle sue giocate - la sua capigliatura biondo platino. Nella squadra di Zaccheroni che vinse lo scudetto nel 1998/99 , oltre a Ba, c’era anche Bruno N'Gotty, mediano di buone leve, ma piuttosto pasticcione. Un autogol nel derby, un gol a Bologna su punizione, tanti dubbi sul suo acquisto. Rimase al Milan un anno e poi se ne andò. Il primo decennio del 2000 è stato segnato dall'arrivo di due francesi che avrebbero potuto fare di più. Dell’interno Vikash Dhorasoo si ricordano soprattutto le sue idee politiche - di sinistra - e il suo impegno nel sociale, mentre Yoann Gourcuff si rivelò un bluff. Era arrivato nel solco di Zidane, aveva in dotazione tanto talento ma poca continuità: una promessa mancata. Un po’ quello che è successo a M’Baye Niang più di recente, con il suo andirivieni tra Milan e prestiti vari: a 27 anni nessuno ha ancora capito se si tratta di un giocatore di buon livello o di un colossale flop.

Il fenomeno vero è in realtà Mathieu Flamini (2008-2013), mediano dal rendimento altalenante ma la capacità - nel dopo-calcio - di reinventarsi. Oggi Flamini è milionario, è il co-fondatore della GF Biochemicals, una società che lavora nel settore della biochimica. Philippe Mexès vestì di rossonero alla soglia dei trent'anni, dopo sette buone stagioni alla Roma. Non sfigurò, anzi. L’esuberanza fisica e caratteriale, la reattività che ancora lo assisteva nei momenti migliori. Mexes ha giocato nel Milan dal 2011 al 2016, cinque stagioni di cui due da titolare, poi - a 34 anni - si è ritirato dal calcio. Ma il poster che ha lasciato nell'immaginario collettivo è da Hollywood: la rovesciata al limite dell'area, contro l'Anderlecht a San Siro, in Champions League. Una sola stagione (2014-15) e nemmeno malvagia per Adil Rami, possente centrale difensivo che - una volta andato via da Milano - ha avuto parole velenosissime per il suo ex allenatore, Pippo Inzaghi, bollandolo come «catastrofico». Positivo senza dubbio il campionato 2018-2019 di Tiémoué Bakayoko, francese di origini ivoriane. Nel Milan di Gattuso - che poi l'ha rivoluto a Napoli - era titolare inamovibile. All'inizio abbiamo detto che il miglior francese nella storia del Milan è stato senza ombra di dubbio Marcel Desailly, così come ora possiamo dire che il miglior dribblatore è stato Jeremy Menez: uno spasso per gli occhi, un brillante che emanava una luce potentissima. Ma solo quando ne aveva voglia, altrimenti era notte fonda. Due anni nel Milan, decisamente meglio nel primo, con Pippo Inzaghi allenatore: 33 presenze, 16 gol, utilizzato spesso come centravanti, miglior marcatore di una squadra che chiuse però al 10° posto.