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Tra le molte virtù che si assegnano ad una squadra forte, c’è anche quella di non fare calcoli quando, al contrario, sarebbero inevitabili. L’Italia che questa sera affronterà la Svizzera nella seconda partita del suo Europeo, è esattamente in questa condizione, ma il c.t. Roberto Mancini e i calciatori che guida hanno già deciso. Primo: vogliono il primato del girone presumbilmente a punteggio pieno. Secondo: non cercano percorsi alternativi, cioè incrociando avversari più facili, per le semifinali e, presumibilmente, per la finale.

Cha cosa significa questo ragionamento?

Significa che, da primi del girone, avremo un ottavo di finale abbordabile (Austria, Olanda o Ucraina), ma anche che dai quarti in giù potremmo incontrare prima il Belgio e poi la Francia.

Si dirà: se vuoi vincere l’Europeo devi incontrare tutte le migliori. Falso. Nel 2006, quando vincemmo il Mondiale, fummo assai fortunati, dopo il girone, ad incrociare Australia e Ucraina. Il primo, vero nostro ostacolo fu la Germania, in semifinale, e la Francia in finale dove - giova ricordarlo - l’Italia conquistò la Coppa ai rigori.

Ma, lo ripeto, una squadra forte non fa calcoli. E quindi, contro la Svizzera, giocherà la stessa formazione, o quasi, che ha battuto la Turchia per centrare fin da subito il primo posto. Obiettivo possibile se, oltre ai tre punti per gli azzurri, non ci sarà il successo del Galles contro la Turchia. Questo consentirebbe a Mancini di recuperare con calma sia Verratti (in realtà già abile per giocare questa sera), sia Florenzi (contro la Svizzera sicuro assente e presumibilmente sostituito da Di Lorenzo).

Attenzione, però, perché se la Turchia ci è sembrata piccola piccola (e non lo è) contro l’Italia, la Svizzera è stata nettamente superiore al Galles. Se non ha vinto è stato per mera casualità avendo, non dico dominato, ma certamente condotto l’iniziativa quasi sempre.

Da più parti - e l’ho fatto anch’io - è stato detto che gli svizzeri sono una squadra che tradizionalmente soffriamo. Trattasi di luogo comune molto diffuso e, come tutti i luoghi comuni, un po’ di verità la contiene. Tuttavia sia il tempo che i numeri (tradizione comunque favorevole agli azzurri) si stanno incaricando di ridurre questa faccenda per quello che è. Un po’ perché non ci sono più gli svizzeri di una volta, fieri avversatori degli italiani fossero essi calciatori o lavoratori emigrati, sia perché oggi la Svizzera è guidata da un ex calciatore bosniaco di origine croata. Vladimir Petkovic, che ha allenato anche la Lazio, guida una Nazionale multirazziale che importa stili di gioco e atteggiamenti tecnici che con la Svizzera calcistica, propriamente detta, hanno poco a che fare.

Tutto questo nulla toglie, anzi, casomai aggiunge, ad una Nazionale che gioca con il 3-4-2-1 e ha in Embolo una punta mobilissima e pungente. Cito lui, camerunese naturalizzato svizzero, perché contro il Galles ha segnato ed è stato il migliore, una vera preoccupazione per la nostra squadra. Più in generale la Svizzera è una formazione che pressa alto e mira alla riconquista della palla per ripartire. Non è splendente, ma solida e varia, ha degli ottimi tiratori e da compatta che è sa distendersi occupando il terreno di gioco. 

L’Italia, per me, non deve lasciare il primo tempo sul campo. Da tradizione la seconda partita del girone è la più difficile e nulla va dato per scontato. Giusto pensare alla vittoria, ma più giusto ancora pensare a come vincere. Il gioco d’attacco è la nostra stella cometa. Se la seguiamo arriveremo alla mèta.