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Giochi proibiti. Tra fine luglio e inizio agosto il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha scritto una lettera al Cio (Comitato olimpico internazionale) minacciando l'esclusione dell'Italia dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 e la revoca dell'assegnazione di Milano-Cortina 2026 per ostacolare la riforma dello Sport varata dal decreto legge Giorgetti-Valente, non in linea con la Carta olimpica. 

Con la Legge di Bilancio 2019, il governo ha trasformato la vecchia Coni Servizi in Sport e Salute: una società per azioni controllata al 100% dal Mef che gestisce al posto del Coni i 428 milioni destinati dal governo allo sport. Al Coni soltanto 40 milioni. Ad agosto il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega con i termini della riforma dello sport. 
Con la riforma, il Coni deve limitarsi a gestire l’attività sportiva di vertice. Non distribuisce più i fondi pubblici alle federazioni né è più titolare del patrimonio impiantistico (ad esempio l’Olimpico di Roma). 
Per il Coni, la riforma viola il punto 5 dei principi fondamentali dell’Olimpismo sull'autonomia dello sport e l’articolo 27 della Carta olimpica sullo sport di base, limitando i comitati regionali a enti di pura rappresentanza. 
Sempre secondo La Repubblica, Malagò è contrario perché c'è in ballo la sua riconferma. La riforma infatti prevede pure la necessità di rimettere mano al numero dei mandati del presidente Coni, rendendolo potenzialmente ineleggibile per un terzo mandato. 

Lo stesso Malagò ha spiegato a margine di un evento al Coni: "Le mie lettere al Cio? Era indispensabile e doveroso farlo, se non avessi evidenziato situazioni normative che sono sotto gli occhi di tutti, da membro Cio sarei stato sanzionato in modo anche grave. Devo essere sincero, non capisco la motivazione e il clamore di tutto questo. Conseguenze per lo sport italiano? Queste situazioni vanno modificate e scritte in modo diverso. Ci sono alcuni temi, come l'aspetto di non limitare solo alla parte olimpica l'egida del Coni ma anche lo sport per tutti, la rappresentanza sul territorio su base regionale e tutto questo oggi non è in sintonia con la carta olimpica. Io ho difeso e sto continuando a difendere il Coni. Ora nell'ambito dei decreti attuativi della legge delega dobbiamo sistemare alcuni aspetti che sono in palese contraddizione con la Carta olimpica". 
"Cosa mi aspetto dal nuovo Governo? Buon senso, equilibrio e rispetto nei confronti del Comitato olimpico, come avviene in tutti gli altri Paesi. Siamo molto sereni e ottimisti. In un mondo diverso, quello che ha fatto il Coni con la clamorosa vittoria di Milano-Cortina, una specie di miracolo all'italiana, accolto da tutti con entusiasmo, che porterà crescita, prestigio e lavoro, sarebbe stato premiato. Invece finora si è andati nella direzione opposta. Se ho già incontrato il ministro Spadafora? Non ci ho ancora parlato, ci incontreremo la prossima settimana". 
"Sport e Salute esiste da sei mesi, ma il nostro rappresentante Carlo Mornati (segretario generale del Coni, ndr) non è stato mai chiamato. Secondo quanto prevede la legge finanziaria, è obbligata a sentire anche il Coni. L'ho detto ai presidenti di federazione, questo non aiuta a risolvere i problemi. Anche perché Assofederazioni era nata sotto altri presupposti in epoche lontane. C'è invece una forma di strumentalizzazione da parte di Sport e Salute nel tentativo di individuare, per interloquire, un soggetto diverso da Giunta e Consiglio Coni. Ieri erano solo otto presidenti, non mi sembra una cosa fatta bene e seria". 

Intanto un'anonima fonte interna al CIO ha smentito: "Non è vero che il presidente del Coni, Giovanni Malagò abbia chiesto sanzioni per l'Italia. La nostra posizione sulla riforma del sistema sportivo italiano è già stata espressa nella lettera inviata al Coni".