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La sfuriata di Conte per la composizione del calendario, oltre a essere ai confini del grottesco per il contenuto delle lamentele (e lo vedremo), nasconde un aspetto inquietante in merito ai rapporti tra l’allenatore e l’Inter. C’è infatti un passaggio, nel suo sfogo, che è stato sottovalutato: “Forse non eravamo presenti in Lega quando hanno deciso le date, se deve volare uno schiaffo lo prendiamo sempre noi”. Questo non è un attacco a chi ha stabilito giorni e orari del campionato post-lockdown, o almeno lo è solo in parte; nel mirino del tecnico c’è soprattutto il club nerazzurro, il suo peso politico, la sua capacità di farsi rispettare. E’ un guanto di sfida lanciato a Marotta.



Marotta in Lega è sempre presente (altro che non esserci…) e molto influente: una considerazione che si è guadagnato negli anni, anzi nei decenni, con comportamenti sempre fermi ma corretti. La frase di Conte tende invece a sminuirne il rilievo nel governo del calcio. Probabilmente non è un caso che sia arrivata dopo che, nei minuti precedenti la gara con la Roma, lo stesso amministratore delegato dell’Inter era stato caustico con Antonio: “Gli allenatori devono adattarsi ai calciatori che hanno a disposizione”. Un invito a prendere atto dell’organico che l’Inter gli ha messo in mano, insomma, anche perché non è di livello così modesto. Di sicuro tra Marotta e Conte c’è, in questo momento, qualcosa che non funziona. Qualcosa da risolvere in fretta, prima che il mercato per la prossima stagione nasca sotto brutti auspici.

Breve riflessione sulle proteste di Conte riguardo al calendario. Dal 22 giugno al 2 agosto, cioè da quando tutte le squadre sono tornate in campo e fino all’ultima giornata (della quale ancora non si conoscono gli orari), ogni formazione ha avuto nel suo programma 12 partite. Se prendiamo come metro di paragone per l’Inter le sue tre concorrenti, vediamo che le differenze complessive sono davvero irrisorie: la Juve ha distribuito il suo impegno su due giorni in più rispetto ai nerazzurri, all’Atalanta e alla Lazio (perché ha disputato la prima gara il 22 anziché il 24, non avendo dovuto giocare il recupero domenica 21 come successo alle squadre di Conte e Gasperini). Possibile che 2 giorni su 40 abbiano fatto la differenza e scatenato questo pandemonio? Quanto all’altro elemento di protesta dell’allenatore dell’Inter, le troppe gare disputate dai suoi alle 21,45, anche qui basta consultare il calendario: la Juve a quell’orario (evidentemente infausto) ha giocato nove volte, i nerazzurri sette, la Lazio sei, l’Atalanta cinque.

Vale la pena scatenare tutto questo caos per un calendario del genere? No. A meno che nel mirino non si abbia qualcun altro. Marotta, ad esempio.

@steagresti