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Un derby per lasciare il segno. Un derby per 'diventare' interista. Antonio Conte ha raggiunto il suo obiettivo, in quella che, come aveva giustamente osservato Alberto Cerruti su calciomercato.com, era la sua prima 'finale' sulla panchina dell'Inter. 

Dopo le prime vittorie in campionato e dopo il mezzo passo falso all'esordio in Champions contro lo Slavia Praga, Conte aveva la necessità assoluta di vincere il suo primo derby milanese. Per i tre punti, per la classifica, ma anche e soprattutto per altri due motivi. 

Il primo è quello di creare una personalità e una coesione di squadra e di gruppo. E una vittoria in un derby è quanto di meglio ci possa essere per raggiungere questo scopo. Conte lo sa. 

Il secondo motivo, legato strettamente a quello precedente, riguarda l'allenatore salentino in prima persona. Per 'diventare' interista, per farsi amare dal pubblico, per cancellare (o almeno per far dimenticare pro tempore) il suo passato juventino, Conte doveva vincere questo derby. Non aveva alternative. 

Come può uno che è stato capitano, bandiera e allenatore della Juventus diventare un simbolo dell'Inter? Il primo passo è battere il Milan, e Conte lo ha fatto, e anche bene. Il secondo obiettivo sarà quello di vincere proprio contro la Juve, mentre il terzo, infine, sarà quello di provare a vincere dei titoli.

A fine partita, Conte ha capito che era il momento di mettere la prima bolla sul suo nuovo passaporto. E lo ha fatto senza esitazioni: "Sono un grande professionista e lo ripeto, oggi sono il primo tifoso dell'Inter. Per l'Inter perdo il sonno. Non devo essere accettato da qualcuno: voglio che la gente capisca che io do tutto me stesso per l’Inter e sarà così fin quando sarò qui. Rimarrò tifoso anche quando me ne andrò ed è stato così anche per il Chelsea e le altre squadre che ho allenato".

Gol e palla al centro. Anche così Conte sta facendo sua l'Inter.