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Non poteva che esserci il suo timbro, anche sulla partita che di fatto ipoteca lo scudetto. L’Inter vede il traguardo e Romelu Lukaku stacca il ventesimo tagliando della stagione. Ancora lui, sempre lui. L’uomo di Conte, ma ormai sempre più simbolo di una squadra e di un popolo. Un capogruppo, negli atteggiamenti e nelle parole. Perché Lukaku è uno che si spende per gli altri con naturalezza, così come chiede Conte, che al calcio riconosce ancora quei valori ancestrali che ultimamente faticano ad emergere. Il noi prima dell’io, il lavorare a testa bassa, la costante ambizione a volersi migliorare. Il centravanti belga è tutto questo e non a caso Conte si è battuto per averlo e per metterlo al centro di un progetto che oggi lo riconosce leader e bomber.

CRESCITA COMUNE - Vincere a Bologna, dopo i passi falsi di Milan e Juventus, significava allungare ulteriormente, produrre lo scatto decisivo verso la bandiera a scacchi. Ma significava anche offrire un’ulteriore prova a corredo del fatto che l’Inter sia finalmente maturata. Cresciuta. Così come ha saputo fare l’uomo simbolo dei nerazzurri nei due anni di lavoro con Antonio Conte. Lukaku è un calciatore diverso rispetto a quello degli ultimi anni in Premier. Il belga è un risorsa, riconosciuta come tale dalla squadra. Fisicamente dirompente, costante nel rendimento. Dimagrito, più incline al sacrificio e fuso assieme al resto del gruppo.
BLADE LUKAKU - “Sono molto contento per la vittoria di oggi, la partita è stata un po' complicata. Abbiamo fatto uno step importante e dobbiamo continuare così. I miei gol? E' un bel momento per me, ho fatto una bella scelta venendo qui all'Inter. Ho visto il livello dei giocatori e dell'allenatore che ha fatto tanto per avermi, anche negli anni precedenti. Voglio sempre aiutare la squadra. Senza la squadra non sono nessuno”. Parole, quelle di Lukaku rilasciate al termine della sfida contro il Bologna, che sposano una dottrina, quella di Antonio Conte. L’Inter ha svoltato, i nerazzurri hanno cambiato faccia e attitudine. Siamo passati dal vampiro di Appiano (preso di mira da Spalletti per giustificare gli improvvisi cali di tensione della squadra) a Blade Lukaku, che con esempi positivi e gol a raffica si è preso l’Inter e gli interisti.