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Non c’è dubbio che Antonio Conte sia un allenatore di carattere. Forse anche troppo. Forse anche un po’ caratteriale. E’ quasi come quando giocava: generoso, duro, spigoloso, macinatore. Fatica, volontà, testardaggine, concentrazione e rabbia. Talvolta, non si tiene e spesso va fuori le righe. Non è stato raro, anche quest’anno, sentire le sue reprimende e i suoi lamenti: contro la Lega, contro i calendari, gli orari...

Con un buon finale di stagione e l’Uefa alle porte, l’ultima “sparata” non verso arbitri o istituzioni, bensì contro la società, non se l’aspettava nessuno. Per  toni e  proporzioni. Vediamo un po’. Prima di tutto: “Non mi è piaciuto - ha detto - quello che è stato fatto nei confronti di questi ragazzi e, a volte, anche nei miei. Non è stato riconosciuto il lavoro dei ragazzi e il mio lavoro. Ho trovato scarsissima protezione da parte del club. Zero assoluto. Ci sarà da parlare col Presidente, ma è in Cina”. 

Di che parla Conte, da cosa lo doveva proteggere la società Inter? Dalle critiche dei giornalisti? Ne dubitiamo. Fa parte del gioco. E allora cosa dovrebbe dire il più “massacrato” dei vincitori, cioè Sarri? Doveva essere protetto da nemici interni, che sparano addosso a lui e ai “ragazzi”? Mah! E comunque lui parlerà direttamente al Presidente. Forse per porre un aut-aut? O me o lui? O me o loro?

Ma è andato avanti l’allenatore leccese: “Non mi piace quando la gente sale sul carro, ci deve stare sempre, nei momenti negativi e nei momenti positivi. Io e i calciatori abbiamo preso palate di cacca. Alla fine tutti faranno le loro valutazioni.” Come prima, più di prima, con l’aggiunta delle palate, ma anche con un bel senso della sproporzione. Salire sul carro? Di chi? Dei vincitori? No: del secondo in classifica, che è uscito al primo girone di Champions e dalla Coppa Italia. Ma con la prima difesa e il secondo attacco del Campionato e con un bel po’ di punti in più dell’anno precedente. Un po’ pochino per un carro trionfale… Ma chi ci vuole correre su quel carro, dietro la Juve, chi ci si vuole mettere in posa e rubare il posto a lui e ai suoi ragazzi? Evidentemente la fatica di ottenere tali risultati (ripetiamo nessuna vittoria), nonostante chi remava contro, deve appunto avergli fatto perdere il senso delle proporzioni.
E infine, la chiosa: “Ho visto il video di Spalletti, con cose gravissime. Siamo ancora lì!” Ma cos’era l’Inter? Una corte di Amleto dove allignava il marcio? Un covo di vipere e talpe? Effettivamente Spalletti, in una conferenza stampa del 2017, denunciò che qualcuno, non l’addetto stampa, parlava coi giornalisti e faceva trapelare notizie riservate (citò espressamente la cancellazione della tournée in Cina che doveva restare segreta, ma venne comunicata ai giornali ). Ora, secondo Conte, siamo ancora lì, al “c’è del marcio in Danimarca”, in un clima non proprio vivibile e di fronte a fatti gravissimi.

Sono talmente pesanti queste accuse, tale è il disagio manifestato che sarà difficile ricucire un rapporto. Conte si dipinge come un sopportato, con la sua squadra mandata allo sbando, preda nemici e delatori. Chi sono i colpevoli? Il Presidente assente? Marotta? Ausilio?

Sembra la sindrome d’un disperato che è scampato alla morte. Oppure c’è del metodo, e questo è un arrivederci violento (a sei giorni dall’Uefa ) di chi vuole essere fatto fuori a suon di milioni?