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Sono quasi del tutto convinto che l'Inter, questa sera, all'Olimpico di Roma, vincerà la Coppa Italia, condannando la Juventus di Allegri a chiudere la stagione senza trofei. 
Se, come penso, ciò dovesse accadere, non scomoderò termini impegnativi come fallimento o formule abusate e già passate alla storia, come "zero titoli" (Mourinho la pronunciò con la O), ma certo mi viene da dire fine d'ora che la Juve di quest'anno ha fatto meno del minimo sindacale. 
Il quarto posto, infatti, seppure in circostanze rocambolesche e nell'ultima mezz'ora di campionato, lo conquistò anche Pirlo che, a ben vedere, ha il merito di avere portato in bacheca sia una Supercoppa, sia - per l'appunto - la Coppa Italia. E' vero - e tutti lo dimenticano - che Pirlo aveva in squadra Ronaldo con i suoi trenta gol a stagione, mentre Allegri l'ha perso all'inizio e rimpiazzato, ma solo in parte, con Vlahovic a gennaio. E' vero anche - e molti non se ne curano - che ad Allegri è venuto a mancare Chiesa per il suo grave infortunio, mentre per Pirlo fu decisivo in finale. Tuttavia, considerando Allegri un allenatore vero e vincente e Pirlo un apprendista della panchina, emerge ancora di più la discrasia. 

La ragione per la quale vedo, dunque, favorita l’Inter di Simone Inzaghi risiede sia sulle manchevolezze dell'allenatore (la Juve è unanimemente considerata una squadra senza gioco), sia su un organico che, oltre a essere poco più che discreto, registra defezioni e infortuni. Nessuno, per esempio, può trascurare che anche McKennie è fuori e che Locatelli, recuperato proprio all'ultimo per il problema al ginocchio, si è allenato poco e non si può certamente dire che sia al meglio. Se a questo aggiungiamo che Arthur non è tornato in condizione e che a centrocampo probabilmente giocherà Danilo (un'invenzione di Pirlo che Allegri ha ripreso) viene naturale pensare alla superiorità dell'Inter. La quale, recuperato Bastoni in difesa, ha tutti a disposizione, lasciando a Inzaghi perfino l'imbarazzo della scelta: Dzeko o Correa? Darmian o Dumfries? 

A parte il dettaglio a proposito dell'organico, l'Inter è stata una protagonista della serie A, mentre la Juve non lo è stata mai. Anzi. E' ancora in lotta per lo scudetto. Gioca un calcio riconoscibile e piacevole. Ha una difesa forte e un attacco produttivo. E' guidata da un allenatore (Inzaghi per l'appunto) che, oltre ad essere specializzato nella partita secca, Allegri soffre. 
Chi ricorda la finale di Supercoppa
sa non solo come sia andata a finire, ma anche come l'Inter abbia risalito la china (la Juve, sfavoritissima, era andata in vantaggio con McKennie) crescendo alla distanza e trovando prima il pareggio e nei supplementari la zampata vincente di Sanchez. 
Certo, in pura teoria, Inzaghi deve tener conto anche della corsa scudetto (domenica l'Inter va a Cagliari), ma credo che la vittoria del Milan, domenica sera, a Verona, abbia scavato il solco tra le volontà e le possibilità. L'Atalanta è l'ultimo ostacolo dei rossoneri. Per superarlo hanno addirittura due risultati su tre a disposizione. I conti li sa fare anche Inzaghi e la Coppa, abbinata alla Supercoppa, stabilirebbe che questa è stata una stagione accettabile anche se non coronata dal bis dello scudetto. 
Ora, va ricordato quel che si diceva l'estate scorsa. L'Inter, perdendo Lukaku, Hakimi e Antonio Conte non si era di certo rafforzata e i favoriti erano altri. C'era chi (quorum ego) pensava al Napoli. Chi al Milan. Chi alla Juve, ma prima che se ne andasse Ronaldo. 
Simone, invece, ha costruito un piccolo capolavoro
. La squadra è stata ed è competitiva fino all'ultima giornata, la Supercoppa è stata vinta, la Coppa Italia magari pure. 

Una cosa, però, è sicura. L'Inter, questa sera, non si deve risparmiare, deve ritrovare il pressing, impegnare le fasce, accompagnare il gioco dei centrocampisti con l'attitudine offensiva di Bastoni. La Juve gioca male o non gioca. Tuttavia ha un potere: trascina, nel suo non gioco, anche l'avversario per poi colpirlo mortalmente con una giocata. 
Sono curioso di scoprire cosa farà Allegri. Dybala giocherà, resta da capire se lo affiancheranno Morata e Vlahovic
o se l'allenatore sarà così prudente da architettare uno speculare 3-5-2. Con il 4-3-1-2 serve, invece, la grande abnegazione di Morata che fatica a segnare, ma sgobba come un maratoneta. 
In tutti i casi la Juve parte battuta e, paradossalmente, è un grande vantaggio. Se nessuno si aspetta nulla, un eventuale successo potrà essere spacciato come un trionfo.