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Tra una settimana Inter e Juventus si giocano la Coppa Italia, appuntamento all’Olimpico, presumibilmente esaurito, o quasi. Poteva esserci data più infelice per giocarsi un trofeo così importante, magari di nuovo sotto gli occhi del presidente della Repubblica? Forse sì, avrebbero potuto posporla di una settimana, direttamente a 4 giorni dall’ultima giornata di campionato.

Ma forse nemmeno quella sarebbe stata la data peggiore, perché magari il 18 di maggio la corsa scudetto sarà già chiusa. Così invece no, così in ogni modo vadano le partite del prossimo turno di campionato, abbiamo la certezza che l’11 maggio lo scudetto sarà ancora da assegnare e allora la Coppa Italia da appendice di lusso a una stagione emozionante come mai, diventa ostacolo e orpello da scavalcare in fretta, con meno danni possibili per tutti. Complimenti davvero a chi l’ha pensata e messa in atto.

Perché al desiderio di contemporaneità ci siamo arresi da tempo. Sappiamo perché non è possibile, se non forse all’ultimo turno, e allora potremmo persino non parlarne, anche se è tra le massime manifestazioni di iniquità applicate al calcio. Diventa vantaggio o svantaggio giocare dopo gli avversari, a seconda del risultato di chi l’ha fatto prima di te, con carichi di pressione psicologica che cambiano e gravano sulle squadre, a seconda delle circostanze. Ma tant’è, sappiamo perché non si può giocare tutti insieme e perciò dovrebbero saperlo anche i protagonisti, che invece lo reclamano a giornate alterne.

Ma la finale di Coppa Italia infilata fra la terzultima e la penultima giornata di campionato è una follia con pochi eguali. Graverà sull’Inter, ma poteva farlo sul Milan, se non avesse perso la semifinale derby. Assurdo è avere scelto quella data, l’11 di maggio, che fa più piccola anche la stessa Coppa Italia, che non dà la giusta visibilità ai suoi sponsor, che comprime un evento che meriterebbe ben altra platea.

Assurdo è avere confermato l’11 maggio, quando le italiane sono già uscite dalla Champions: non sarebbe stato meglio giocare il venerdì 27 o la domenica 29, prima o dopo la finale di St. Denis? O che forse quella data non andava bene perché il 1° giugno l’Italia deve giocare l’amichevole marchetta con l’Argentina, per un trofeo che non esiste (la “Finalissima”) e in nome dei pruriti anti Fifa di Ceferin e della Conmebol?

Perché è vero che i club non hanno dato a Mancini il giusto spazio quando poteva servire (prima degli spareggi) ma è ancora più vero che stavolta è la federazione a togliere spazio ai club, per una passerella azzurra che avrà solo il sapore della beffa e spargerà altro sale sulle ferite dell’eliminazione mondiale. Insomma, da un autogol all’altro non perdiamo occasione per farci riconoscere.

@GianniVisnadi