La commissione disciplinare della Federcalcio israeliana ha inflitto due punti di penalizzazione al Beitar Jerusalem, che naviga in zona retrocessione, per i cori razzisti rivolti il mese scorso da suoi tifosi a un giocatore avversario. «La dirigenza del Beitar non ha fatto sforzi appropriati per combattere i cori dei tifosi e si è rassegnato ad accettarli», afferma la disciplinare nel suo verdetto, precisando che i supporter della squadra di Gerusalemme hanno rumoreggiato, fischiato e insultato ogni volta che l'attaccante dell'Hapoel Tel Aviv Toto Tamuz, nazionale israeliano ma nigeriano di nascita, toccava palla. Il Beitar è maglia nera per le sanzioni del calcio israeliano. Dal 2005, è stato punito numerose volte con penalizzazioni in classifica, ammende e partite a porte chiuse. Legato alla destra politica israeliana, il Beitar Jerusalem è l'unico club dello Stato ebraico a non aver mai ingaggiato giocatori arabi. È stato anche il più ricco fino a quattro anni fa, quando il suo finanziatore, il miliardario di origine russa Arkady Gaydamak, ha stretto i cordoni della borsa, pur continuando a esserne proprietario. Il Beitar è 14/o in classifica nella massima divisione israeliana - che annovera 16 squadre, di cui tre retrocedono - e la penalizzazione lo fa scendere a quota 15 (in 19 partite), a pari punti con il 15/o, l'Ironi Rishon Lezion.