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  • Coronavirus, la 'sindrome cinese' sconvolge anche il mondo dello sport

    Coronavirus, la 'sindrome cinese' sconvolge anche il mondo dello sport

    • Marco Bernardini
      Marco Bernardini
    L’Anno del Topo passerà alla Storia come uno fra i più nefasti per la Cina contemporanea. Sono angoscianti le immagini trasmesse dalla televisione grazie ai quotidiani e puntuali reportages realizzati dalla corrispondente a Pechino della Rai, Giovanna Botteri. La città di Wuhan, con i suoi “appena” undici milioni di abitanti e nido originale del micidiale coronavirus, viene mostrata giorno e notte come una metropoli fantasma. Scene di “nulla” che si ripeteranno nei prossimi giorni in altri centri del Paese e persino a Pechino. Perché il virus sta dilagando e la malattia si sta trasformando in epidemia. Nessun vaccino o cura sono stati trovati. Gli infettati aumentano. Tre su cento muoiono. Un rapporto tutt’altro che trascurabile.

    Non confortano le relazioni che arrivano dal palazzo centrale del OSM, il centro mondiale della sanità, che solitamente prudente annuncia una crescita esponenziale del contagio su scala mondiale. Non si tratta di allarmismo, ma di lucido realismo scientifico anche perché l’economia globale poggiata su scambi commerciali e umani senza più barriere indicano quello cinese come il popolo più presente in ogni angolo del pianeta. Naturalmente questo non significa che ci si debba travestire da “untori”, ma presuppone un’allerta massima a tutti i livelli. I casi accertati negli Stati Uniti, in Australia, in Germania, in Francia e ora, forse, anche in Italia non possono non intimorire.

    Come ogni altro settore, produttivo e non, della Terra anche il mondo dello sport si trova ad essere sconvolto dalla sindrome cinese. Intanto, ovviamente, sul piano locale, per poi dilatarsi oltre i confini asiatici per effetto domino perché ciascun confronto agonistico internazionale comporta necessariamente il contatto ravvicinato. Per questo motivo i calendari di alcuni eventi in prossimità di date sono stati cancellati e rimandati sine die. Niente Coppa del Mondo per lo sci della libera e del Super G. Medesimo out per gli Open di tennis, il pre-Olimpico di basket femminile costretto a migrare in Serbia, gli organizzatori del Gran Premio di Formula Uno in programma a marzo a Shanghai che stanno pensando alla cancellazione. L’ultima manifestazione che si è svolta è stata quella della partita di Champions tra il  Guanzhong e il Burian in una stadio comunque dichiarato off limits per gli spettatori.

    Le cose vanno ancora peggio sul fronte interno dove, pur essendo il campionato di calcio in fase di riposo, è stata annullata la finale di Coppa Cinese in programma tra i campioni del Guanzhong  gli sfidanti dello Shanghai Shenua, squadra allenata dai fratelli Fabio e Paolo Cannavaro e in cui milita l'italiano El Shaarawy. Stessa sorte per i tornei di tutte le altre discipline dal basket al volley, dall’atletica al ping pong e persino al golf. Una situazione obbligatoriamente drammatica per tentare di fare in modo che non si trasformi in tragica. Non soltanto per i cinesi, ai quali va tutta la solidarietà dovuta, ma per il mondo intero.

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