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Crediamo di avere compreso quali siano le idee di Mancini sul Covid: se non è negazionista, quanto meno ritiene che l’allarme suscitato da scienziati e media in materia sia eccessivo. Lo ha dimostrato non solo condividendo la vignetta che ha scatenato un polverone nelle ultime ore, ma anche con un post di qualche giorno fa: “L’unica cosa che si deve fare per rendere schiave le persone è impaurirle”. 

Una tesi, quella di Mancini, decisamente scomoda, tant’è vero che si è attirato addosso gli improperi di moltissimi: professori, giornalisti, anonimi leoni da tastiera. Un’idea che comunque appartiene anche a tanti altri italiani, certo non solo al ct, anche se bisogna ammettere che è particolarmente difficile da sostenere per chi occupa un ruolo istituzionale e pubblico come lui.

Da un certo punto di vista, il coraggio di Mancini è ammirevole: ho un’opinione contro, non ho timore a manifestarla. Ma quello stesso coraggio il ct avrebbe dovuto averlo nel difendere la propria posizione, senza retromarce, quelle sì imbarazzanti. Come può dire, una volta visto il polverone che ha sollevato: “Volevo sdrammatizzare”? Si può sdrammatizzare una situazione che sta sconvolgendo il mondo? No. Al limite si può avere, sul Covid e su ciò che lo accompagna, un’idea un po’ ribelle, quasi provocatoria. Poi, però, bisogna essere coerenti. E andare avanti per la propria strada, difendendo quel pensiero, costi quel che costi.

@steagresti