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Buone notizie per la Juve e Allegri. Pessime per Higuain e Sarri. Questo Chelsea, cioè la squadra che in uno dei più classici derby di Londra è stata battuta per 2-0 dall’Arsenal, non è migliore del Milan che l’argentino sta per lasciare. Anzi, rischia seriamente di essere agguantata al quarto posto (è solo a più tre), dallo stesso Arsenal e dal Manchester United, sempre vittorioso da quando Mourinho è stato esonerato. 

Alla Juve, invece, hanno capito di aver visto giusto quando hanno puntato su Ramsey. Il gallese dell’Arsenal ha giocato 67 minuti a tuttocampo, mostrando abilità per le due fasi di gioco, un’ottima tecnica supportata da un fisico compatto. Emery, il suo tecnico, lo ha schierato quale vertice alto di un centrocampo a rombo (Xhaka davanti alla difesa, Guendouzi e Torreira ai lati) e l’interpretazione del compito è stata assai felice. Sia perché Ramsey ha saputo agire tra le due punte (Lacazette e Aubameyang) con tempismo e misura, sia perché quando la squadra non era in possesso di palla è stato sempre in grado di abbassarsi per ricompattare la linea a quattro. Ramsey avrebbe anche potuto segnare, ma in due circostanze è stato anticipato in area. Potendo spendere un voto gli darei 6,5 in una squadra motivata e dinamica.

Male il Chelsea e male Sarri. Se l’allenatore toscano pensa di risolvere il problema del gol solo con Higuain, per me, si sbaglia. Primo, perché a difettare è la condizione fisica (i giocatori arrivano sempre secondi sulla palla). Secondo, perché è la manovra ad essere lenta e prevedibile (solo a tratti si vedono scambi riconducibili al Napoli del recente passato). Alcuni giocatori, poi, sono irriconoscibili: Kanté corre a vuoto, Jorginho sbaglia troppo, Willian non salta l’uomo, Pedrito fa poco. Hazard, infine, non è un attaccante - meno che mai di riferimento - e più che svariare, ha girato al largo dall’area di rigore. Il problema è anche quello delle equidistanze: la squadra a volte è lunga e i reparti mal disposti, soprattutto la difesa dove David Luiz è sempre stato una mezza sciagura. 

Certo, se come ha detto Lorenzo Minotti, spalla tecnica di Massimo Marianella in telecronaca su Sky, l’attaccante più pericoloso del Chelsea è stato Marcos Alonso (è vero, ha colpito anche un palo di testa) non serve farsi qualche domanda, ma cercare una qualsivoglia risposta. L’Arsenal ha una difesa che nelle ultime quindici partite aveva sempre subito almeno un gol. Contro il Chelsea non è accaduto e, forse, poco o nulla sarebbe cambiato se in campo ci fosse stato Higuain. Giroud è entrato al posto di Willian al 68’, ma non gli è arrivata una palla che fosse una, nonostante un velleitario forcing finale del Chelsea, né è stato prodotto un cross che potesse generare un colpo di testa ed impensierire il portiere Leno.

Insomma, se è vero che Sarri è disperato perché pochi segnano nel suo Chelsea, è altrettanto vero che il gioco è pericolosamente involuto e che la palla non scorre più con velocità e precisione. Anzi, dopo averlo analizzato contro l’Arsenal, comincio fortemente a dubitare che il Chelsea possa mantenere la zona Champions. Con l’arrivo di Higuain serve anche il ripristino di un calcio più efficace e convincente.

La partita l’ha fatta l’Arsenal e l’ha vinta con meriti inequivocabili. Al 14’ era già in vantaggio con Lacazette (destro, saltati nella loro area tanto Pedro quanto Alonso) e prima Kepa aveva fatto un mezzo miracolo deviando un colpo di testa di Koscielny da due passi, poi si era opposto in uscita a Aubameyang che aveva approfittato di un errore di Azpilicueta. Una rovesciata ancora di Aubameyang (fuori di un palmo) aveva preceduto di un paio di minuti il raddoppio di Koscielny: su una palla rimessa in area da Papastatopulos, la linea difensiva del Chelsea ha abbozzato un fuorigioco, ma David Luiz ha tenuto in gioco il centrale avversario opposto che di spalla ha girato a rete.

Del Chelsea, a parte il palo di Alonso allo scadere del primo tempo, l’unica occasione l’ha avuta Pedrito, lesto ad andar prendere palla dietro la difesa dell’Arsenal (lancio di David Luiz l’unica nota positiva di una gara sventata). Il pallonetto dello spagnolo, però, aveva molte pretese e poca precisione. Dire che Sarri è in crisi non è una forzatura. E purtroppo, a confermarlo, non sono i risultati, ma la fatica a esprimere un calcio almeno un po’ simile a quello che ha in testa.