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SENZA STORIA. Non sono, e non possono essere queste, le gare in cui far punti. Qualche incurabile romantico avrà avuto ancora negli occhi l’uno-due Falcinelli-Simy dello scorso anno, ma la musica purtroppo è cambiata. Troppo superiore e troppo organizzata questa Samp, al cospetto di un Crotone svogliato e impreciso sin dalle battute iniziali. La partenza handicap, con due reti subite nel primo quarto d’ora, ha inevitabilmente compromesso una situazione, sulla carta, già complicata. Difesa, Cordaz compreso, allo sbaraglio, più centrocampo anonimo, uguale brutta figura. Questa la somma che ha portato alla sconfitta; operazione aritmetica dove non compare volutamente l’attacco crotonese, non perché non se ne tenga conto, anzi, ma solo perché risulterebbe nullo: troppo poco quanto orchestrato da Nalini, Stoian e dall’ex Budimir che, considerate le prestazioni di questi due mesi iniziali di campionato, sicuramente non farà mangiare i gomiti a chi dai blucerchiati lo ha lasciato partire senza troppi indugi. La differenza tra le due compagini si è avvertita soprattutto in mediana, dove i tre pitagorici Mandragora, Barberis e Izco (si poteva scegliere occasione diversa per il suo ritorno in campo da titolare dopo un lungo stop) sono stati letteralmente macinati dai tre doriani Linetty, Torreira e Praet, che non l’hanno mai fatta vedere ai loro avversari. Nessun dramma, sono gli stessi che poco meno di trenta giorni fa hanno surclassato il Milan e i suoi 250 milioni d’investimenti.
 
TU QUOQUE, GIAN MARCO. La sorte non poteva essere più crudele. Il “là” alla goleada ligure è stato dato proprio da Gian Marco Ferrari, ex colonna difensiva crotonese e grande protagonista nella magica rincorsa salvezza lo scorso campionato. Un amore, quello tra il centrale e la squadra calabrese, scoccato tre anni fa in B grazie all’allora tecnico degli Squali Massimo Drago, che lo lanciò titolare al posto del più quotato Michele Cremonesi. Da lì in poi solo soddisfazioni e traguardi, su tutti l’aver firmato da attore principale la prima storica promozione in A del Crotone e la conseguente, agognata, permanenza della passata stagione. Un idillio durato 110 partite, dai più disparati campi di cadetteria ai più prestigiosi palcoscenici della massima categoria; di mezzo la maglia azzurra più importante, conquistata grazie alle prestazioni sempre ‘a testa alta’ con quella rossoblù. Un rapporto indissolubile che ieri, nonostante il primo gol con la nuova squadra, lo ha portato a non esultare. E poi ci continuano a dire che nel calcio non c’è riconoscenza.