WOW. Tre semplici lettere per sintetizzare la prestazione di ieri sera del Crotone e l’importanza, in chiave salvezza, dell’1-1 di San Siro contro l’Inter. Per carattere e gioco, a mio avviso, la migliore prestazione di sempre dei rossoblù in A, superiore persino al 3-1 sulla Lazio che regalò la permanenza in massima serie all’allora squadra di Nicola, nello scorso campionato. Se non avessi avuto coscienza della classifica e mi avessero detto che stasera al Meazza si sfidavano quarta e quartultima della graduatoria, beh, credetemi o meno, io avrei fatto una fatica immensa a capire chi fosse l’una e chi fosse l’altra. Bisogna affidarsi al giudizio del campo e il campo ha sentenziato, con disarmante evidenza, che i calabresi hanno giocato meglio dei nerazzurri. Alla vigilia non avrei minimamente pensato di recriminare per un pareggio fuori casa contro l’Inter, eppure il punto ieri sta stretto alla squadra meno quotata. Un punto d’oro, intendiamoci, anche perché questo pomeriggio il Verona se la vedrà in casa con la Roma, Spal e Cagliari si faranno male a vicenda (si spera) nello scontro diretto e il Genoa dovrà far visita alla Lazio nel monday night: da turno sfavorevole, il 23°, potrebbe tramutarsi in quello della svolta. Stranezze (e bellezze) del calcio.

Il confine tra dove finiscono i meriti pitagorici e iniziano i demeriti meneghini è molto labile. E’ vero, non è il biscione più brillante della storia, se non vince da due mesi ci sarà una ragione, e l’assenza di Icardi non giovava, ma il Crotone ha giocato a calcio, quello con la ‘c’ maiuscola. A dir la verità è da un bel po’ che gli squali hanno un’identità ben chiara, forse proprio da quel 6 dicembre, data dell’avvicendamento in panchina tra Nicola e Zenga. Si è passati da un ‘culto della sofferenza’ (tradotto, difendiamoci, ripartiamo in contropiede e se segniamo bene) a una ‘gagliarda ambizione’, fatta di verticalizzazioni, aggressione della profondità, fraseggi nello stretto e gioco palla a terra. Badate bene, anche la scelta di operare sul mercato di riparazione in un determinato modo non è frutto di semplici occasioni e opportunità da cogliere: se prendi giocatori come Benali e Ricci, e io ci metto pure Zanellato, lo fai per perseverare nel progetto di produrre gioco e non certo di incassare come un pungiball.

Una vera e propria mutazione nel DNA dei pitagorici. Ingegnere genetista dell’opera, Walter Zenga, che è maturato rispetto alle negative esperienze del passato, e sta maturando. Non deve essere stato facile per lui inferire una stoccata così precisa proprio alla squadra più amata, a quella a cui ha sempre, senza troppi giri di parole, dichiarato di voler puntare. Pazienza Walter, il tuo futuro e quello del Crotone passano da partite come quelle di ieri sera. E della stessa ottima fattura, si spera, ne dovranno essere prodotte ancora altre 15; dopo sarà lecito sognare, per tutti.