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C'è stato solo un momento durante la diretta di oggi sulla nostra pagina Instagram, in cui Gianluca Curci non era convintissimo: "Come cucinano in Svezia? Lascia perdere... Sulla carbonara ci mettono bacon a fette e ketchup". Che fatto davanti a un romano è quasi un sacrilegio: "Ho ancora i brividi" ci dice il portiere cresciuto nella Roma e oggi in cerca di una nuova avventura: "Preferirei rimanere in Italia". Già, perché all'estero ha già dato: prima il Mainz in Germania, poi la Svezia partendo in seconda divisione con l'Eskilstuna: "Mi sono voluto rimettere in gioco, ho sempre pensato che l'importante fosse parare. Sempre e comunque, non importa dove". Gianluca l'ha fatto anche 'discretamente' bene, conquistando il terzo posto in campionato e conquistando la promozione prima di trasferirsi all'Hammarby l'anno scorso.

CUORE GIALLOROSSO - Tutto però è iniziato con la maglia della Roma e quel rigore parato a Miccoli nei quarti di finale di Coppa Italia 2005 contro la Fiorentina: "Bruno Conti era il quarto allenatore della stagione, sentiva la pressione e lo vedevo particolarmente nervoso. Così gli avevo detto che ci avrei pensato io. E alla fine è andata bene: siamo arrivati in finale conquistando l'accesso all'Europa League". Con Delneri il debutto in prima squadra: "Ma quando parlava non si capiva, era velocissimo". Indimenticabile l'esordio in Champions, all'Old Trafford con il Manchester United: "Da Rio Ferdinand a Cristiano Ronaldo, era una squadra di fenomeni". Non solo, quattro mesi prima la Roma in quello stesso stadio aveva preso sette gol: "All'ora della merenda non vedevo Doni, quando mi hanno detto che avrei dovuto giocare io non ci ho creduto". Tutto vero, il brasiliano aveva la febbre: "Così diceva, ma secondo me non era vero. Aveva paura di riscendere in campo dopo la brutta sconfitta dell'anno prima". Zero timore invece per Gianluca: "Non avevo nulla da perdere, non potevo fare peggio. E alla fine abbiamo perso solo 1-0 con un gran gol di Rooney". Collezionista di maglie? Sì, ma: "Non sono riuscito a prendere quella di Van der Sar perché l'aveva già scambiata". Poco male, nel cassetto c'è quella alla quale tiene di più: "Anche se è della Lazio, è la maglia di Angelo Peruzzi. Una grandissima persona e uno dei miei modelli insieme a Buffon". Anche Gigi ex attaccante, come Curci: "Un giorno mio fratello mi ha messo in porta per farmi qualche tiro. Io avevo 7 anni e lui 18, ma ha notato che non avevo paura dei palloni che mi arrivavano. Così mi ha consigliato di provare di fare il portiere". Occhio lungo Massimiliano, perché poi da quella porta non ci è più uscito. Roma, Siena, Sampdoria e Bologna prima delle esperienze estere. Il futuro è un punto interrogativo, ma non gli fate più vedere la pasta col ketchup. 

@francGuerrieri