C’è chi lo ricorda mentre balla sui tavoli del ristorante nel periodo d’oro del Cagliari, capace di sbattere fuori dalla Coppa Uefa la Juve del Trap e di Baggio irrompendo in semifinale. E c’è chi lo ha visto scatenato con la chitarra elettrica a un concerto del suo gruppo, i Maurillos. Oppure chi racconta di memorabili risse (verbali…) nella sala riunioni della Lega calcio, lui e i suoi compari Zamparini e Preziosi i più litigiosi, i più esuberanti.


In effetti Massimo Cellino è così: un tipo difficile da contenere, mai quieto, spesso sopra le righe. Ma è anche un grande esperto di calcio, un presidente che sa di pallone come pochi altri e che forse, se non fosse stato padrone di società, avrebbe potuto diventare un dipendente di lusso: sarebbe stato un eccellente direttore sportivo.


Quello che ha fatto a Cagliari, in un calcio molto più complicato e competitivo, è scritto nella storia di quella società: 17 campionati su 22 in serie A, semifinali di Coppa Uefa e Coppa Italia, la capacità di valorizzare giocatori e lanciare allenatori. Più qualche bel caos personale e generale, ovvio: non si è mai fatto mancare nulla. Venduto il club sardo, ha provato a sbarcare in Inghilterra: lo hanno osteggiato, però; certi suoi precedenti non lo hanno aiutato a inserirsi in quel mondo. Una volta tornato in Italia, al Brescia, lo ha subito riportato in A, e non era affatto scontato che ci riuscisse. Nel mercato di un anno fa, non ha sbagliato una mossa. A parte l'allenatore, Suazo, che però ha cacciato presto.  E siamo curiosi di capire come gestirà adesso la stellina Tonali, il quale di sicuro non poteva capitare in mano più competenti. C’è un’idea suggestiva e intelligente: tenerlo un anno a Brescia, dimostrare che può fare la differenza anche in A, cederlo a una cifra monstre tra dodici mesi. Un rischio, certo, ma Cellino ama giocare d'azzardo.


Dopo avere conquistato il quinto scudetto di fila, Allegri ha pensato pure a Cellino e gli ha reso merito: “Nel calcio c’è chi vince e chi non lo fa: io ci riesco, e anche lui. Bravo”. E in effetti, in mezzo ai suoi atteggiamenti discutibili, emerge la competenza di un presidente che potrebbe fare il direttore sportivo come e meglio di un qualsiasi d.s.


@steagresti