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Non sarà soltanto Al berto Aquilani, stasera, a districarsi inun groviglio di sentimenti e di ricordi. Anche Gior gio Chiellini, Simone Pepe e Marco Storari hanno vestito, da ragazzi, la maglia giallorossa.


METEORA - Del Chiellini romanista restano poche foto, un torneo di Viareggio e un’intuizione bruciata. Perché a Trigoria s’accorgono per primi d’un talentino livornese ribattezzato “Tir”, ma la comproprietà acquisita dura appena una stagione e Giorgio la passa in amaranto. Un investi mento cospicuo, quello di Sensi, anche se non comporta esborsi cash: in cambio di metà Chiellini, gira definitivamente il portiere Marco Amelia, anche lui ai primi passi d’una carriera che si sarebbe colorata d’azzurro, il difensore Armando Perna e la compartecipazione del centrocampista Maurizio Ciaramitaro. A fine stagione, però, il riscatto è impossibile: «Nel 2003 - scrive il difensore bianconero sul proprio sito -la Roma acquista la comproprietà del mio cartellino, ma nel 2004 lo perde alle buste, poiché in quel periodo a causa della crisi finanziaria in cui versava non poteva fare operazioni di mercato. Dopo pochi giorni vengo venduto alla Juventus».

La ricostruzione, fedelissima, s’intreccia con la leggenda che vuole la società bianconera già “ dietro” la ricca busta livornese (3 milioni) e assegna,
in particolare, la regia a Fabio Capello, appena salito, tra stupore e polemiche, dalla capitale a Torino. Una Coppa Carnevale, come prestito, riassume dunque l’unica esperienza giallorossa di Chiellini, che nella Primavera di Ugolotti non trova Aquilani, compagno abituale delle nazionali gio vanili, perché aggregato alla prima squadra, però trova De Rossi. E Corvia, Curci, Ferronetti...

GIROVAGO- La prima maglietta di Simone Pepe è quella del Campoleone, la seconda quella del Pavona dove gioca anche Daniele, fratello di Agnese, la ragazzina che gli ruba il cuore ed è da sempre la sua fidanzata.La terza maglia è quella della Roma: amore a parte, la più importan te. Lui, nato ad Albano Laziale, non si stanca di ripeterlo:« E’ anche grazie alla Roma che mi ha cresciuto, se oggi gioco in uno dei più importanti club al mondo».
Nessun rancore, semmai gratitudine e affetto, anche se il grande calcio non è un salto agile dopo gli allori giovanili, ma il traguardo di un estenuante girovagare: Lecco, Teramo, Palermo, Piacenza, Ca gliari, Udine; anche se nel tem po cambia persino ruolo: a Trigoria, tra Allievi e Primavera, Pepe è infatti attaccante, men tre a centrocampo brillano Aquilani e De
Rossi.«Un gruppo fantastico- ricorda Mauro Bencivenga, l’allenatore -,c’erano anche Bovo, D’Agostino, Lanza ro, Martinetti...».

TIFOSO- Marco Storari è pisano per l’anagrafe, però cresce a Roma, quartiere di Torrevecchia, ed è romanista come tutta la fa miglia. Il portiere, classe 1977, è più grande di Pepe, De Rossi e Aquilani: altra generazione, identici sogni. I suoi in frantumi quando la Roma lo molla dopo quattro anni tra Esordienti e Al lievi, nell’album lo scudetto del ‘92 con Ezio Sella in panchina e Francesco Totti in campo. Non molla lui, riparte dal Ladispoli, in serie D, e s’è arrampica fino alla Juventus. Ogni tanto è sfuggito qualche comprensibile sfogo privato per quell’abbaglio così clamoroso, per quella delusione così cocente, mai però una parola fuori posto. E l’anno scor so, quando con una prestazione magnifica custodì la vittoria del la Samp all’Olimpico, sussurrò:«Sono romano e romanista, mi spiace aver battuto la mia squadra del cuore». Peggio. Le strappò lo scudetto.