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A prima vista può sembrare un semplice dato statistico, magari casuale: negli ultimi 40 campionati, dal 1976-77 a oggi, soltanto sette volte la squadra campione d’Italia ha potuto contare sul capocannoniere della serie A. Higuain è l’ultimo esempio e uno dei più eclatanti, perché di gol ne ha segnati decisamente più di chiunque altro: in pratica il doppio visto che - nonostante abbia saltato tre giornate per squalifica - è arrivato a quota trenta mentre il secondo, Dybala, è a sedici. Eppure il Napoli, nonostante le reti del Pipita, sta lottando per il secondo posto mentre la Juve ha già festeggiato lo scudetto con tre giornate d’anticipo.
 
L’accoppiata scudetto-capocannoniere, dicevamo, è riuscita sette volte in quarant’anni, in pratica una ogni sei stagioni: a Platini con la Juve del Trap nell’84; a Serena con l’Inter dei record (e pure questa del Trap…) nell’89; a Vialli con la Samp nel ’91; a Van Basten con il Milan un anno più tardi; a Trezeguet (ma a pari merito con il piacentino Hubner) con la Juve nel 2002; a Shevchenko con il Milan nel 2004; a Ibrahimovic, infine, nel 2009 con l’Inter. Se pensiamo che avere l’uomo più abile in zona gol dovrebbe teoricamente essere un vantaggio, è curioso che la squadra che vince lo scudetto non ce l’abbia quasi mai.
 
Anzi, spesso si sono verificate situazioni quasi paradossali. Ad esempio: Pruzzo ha vinto la classifica dei cannonieri tre volte, nell’81, nell’82 e nell’86, ma ha conquistato lo scudetto con la Roma nell’83. E ancora: nell’87 e nel ’90 i migliori realizzatori sono stati due milanisti (Virdis e Van Basten) e quegli scudetti li ha vinti il Napoli; Maradona è stato re del gol nell’88 e il titolo è andato al Milan. Una vera maledizione, che non ha risparmiato altri attaccanti eccezionali, tutti incapaci di dominare tra i cannonieri e di vincere in contemporanea il campionato: da Bettega a Batistuta, da Inzaghi a Crespo, da Vieri a Totti e Del Piero.
 
A prima vista - dicevamo - può sembrare un semplice dato statistico, ma alla lunga i numeri non raccontano menzogne. Se il capocannoniere non vince quasi mai lo scudetto (una volta su sei), e se il campione preso in esame è così ampio (quarant’anni), questo accade per motivi validi e concreti. Il principale è forse che quando una squadra gioca esclusivamente o quasi per un attaccante, per quanto straordinario, non ottiene risultati altrettanto eccellenti. Per prendersi lo scudetto, insomma, servono innanzitutto il collettivo, la collaborazione, il “noi". Ricordiamo ad esempio una Juve fantastica, allenata da Lippi, che si aggiudicò il campionato e raggiunse la finale di Champions, eppure nessuno di quel gruppo segnò più di otto gol in serie A. Era il 1996-97 e a tale cifra arrivarono Del Piero, Vieri e Padovano, alla pari. Il capocannoniere fu Inzaghi, che realizzò quanto tutti loro assieme: 24 reti. Giocava nell’Atalanta e ovviamente nemmeno lottò per lo scudetto. Quello se lo aggiudicò l’anno successivo, una volta passato alla Juve. Ma, naturalmente, non fece il bis nella classifica dei cannonieri.

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@steagresti