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“Il pomeriggio passò e cadde l’oscurità” scriveva José Saramago, uno dei grandi della letteratura lusofona. Il Porto è campione del Portogallo per la 30esima volta nella sua storia, per la terza volta in casa del Benfica, per la seconda al da Luz. La prima delle due è stata 11 anni fa (in panchina c’era Villas Boas). A Lisbona non sopportarono l’umiliazione e, pochi minuti dopo il triplice fischio, spensero le luci e accesero l’impianto d’irrigazione dello stadio da Luz, che significa appunto luce in portoghese. Questa volta, a spegnere la luce, a far calare una umiliante notte su Lisbona, qualche minuto prima del tramonto, è stato Zaidu Sanusi, terzino sinistro della banda guidata da Conceiçao all’ennesimo titolo nonostante le cessioni a gennaio di Sergio Oliveira alla Roma, Corona al Siviglia e soprattutto Luis Diaz al Liverpool.

LA MANO DI CONCEICAO - Dopo le tre colonne portanti perse nel mercato di gennaio era più facile pensare a una stagione di transizione, utile per far crescere i giovani ed averli pronti al top per la prossima stagione. Invece, Sergio Conceiçao la parola transizione non la vuole proprio sentire. È proprio l’ex giocatore di Parma, Lazio e Inter, sulla panchina dei Dragoes dal 2017, il principale responsabile di questo storico 30esimo scudetto. Con il suo 4-4-2 camaleontico (quando c’è Fabio Vieira al posto di Pêpê i trasforma in un 4-3-1-2 con il portoghese in posizione più centrale), con la sua capacità di adattamento a situazioni ed avversari, Conceiçao è riuscito a dare una identità al suo Porto che va al di là dei singoli. Lo sanno bene le squadre italiane, che i Dragoes hanno buttato fuori dall’Europa negli ultimi anni: nell’ordine Roma, Juve, Milan e la sua ex Lazio. Ora però anche per lui potrebbe essere arrivato il momento di tentare il grande salto. In conferenza stampa, dopo la vittoria contro il Benfica che gli ha regalato lo scudetto, alla domanda sul proprio futuro non si è sentito di assicurare la sua permanenza, sviando sulle prossime partite, tra cui l'importante finale di Coppa del Portogallo che si giocherà proprio a Lisbona, all'Estadio do Jamor, il 22 maggio, contro il Tondela.
IL PROSSIMO NUNEZ - Così, archiviati Luis Diaz e Sergio Oliveira, il Porto aveva già almeno 4 talenti pronti a esplodere. Quello forse più interessante è Evanilson, attaccante brasiliano classe 99. In questo campionato, il secondo con la maglia del Porto, ha segnato 14 gol, 6 in meno del capocannoniere della squadra Mehdi Taremi. Il Porto non ha in programma una sua cessione al momento, perché il prossimo dovrà essere l’anno della sua definitiva consacrazione. Senza Nunez al Benfica, il palcoscenico dei centravanti della Liga NOS sarà tutto suo.

TRE GIOIELLI MADE IN PORTO - Se Evanilson è stato prelevato per 7,5 milioni dalla Tombense, chi non è stato pagato sono i tre ragazzi del vivaio che in questa stagione sono diventati titolari fissi e saranno pezzi pregiati del prossimo mercato. Il terzino destro Joao Mario, il trequartista Fabio Vieira (inserito da ESPN nella lista dei migliori talenti under 21 e autore di 13 assist in stagione, al pari di Taremi ed Otavio) e il regista Vitinha (già eletto per 3 volte giocatore del mese della Liga NOS) sono cresciuti insieme fra la primavera biancoblù e le varie nazionali giovanili e ora, insieme, hanno riportato la loro squadra sulla vetta più alta del Portogallo, attirando gli occhi delle big europee. Per Fabio Vieira si parla di un possibile interesse del Liverpool, per Joao Mario di Barcellona e Real Madrid, mentre il più ambito di tutti è Vitinha, che la Lazio ritiene il regista ideale per iniziare un nuovo corso con Sarri, ma per il quale i biancocelesti dovranno anticipare la concorrenza di Liverpool e Bayern Monaco. Difficilmente andranno via tutti e tre, ma sarà difficile respingere gli assalti e non cedere alle succulente opportunità economiche che in estate si presenteranno al Porto e ai propri gioielli. Una cosa, però, è certa, se verrà venduto qualcuno, ci sarà sempre un giovane della primavera o scovato dagli scout in Sudamerica che sarà pronto a farlo dimenticare. Il prossimo? Francisco Conceiçao, figlio di Sergio. Tanto, la filosofia made in Porto ormai è chiara: vincere vendendo.