20
La televisione ha cambiato il calcio, così come il calcio ha contribuito a migliorare l'offerta televisiva. Oggi siamo abituati per ogni turno di campionato ad avere partite spalmate su tre o quattro giorni e i nostalgici dei “bei tempi andati” rimpiangono quando si giocava sempre tutti alla stessa ora. Eppure già durante gli anni'50 vengono giocati alcuni anticipi per permetterne la trasmissione televisiva.

DALLA RADIO ALLA TELEVISIONE - Il calcio, sin dalle sue origini, lo si guardava dal vivo, al campo e poi allo stadio. Con la fine degli anni '20 in Italia entra prepotente nel mondo sportivo il nuovo mezzo mediatico della radio. Nel 1924 nasce l'Unione Radiofonica Italiana (U.R.I.), la concessionaria privata dei servizi radiofonici, in altre parole la radio. La radio permette una nuova fruizione dello sport a vantaggio degli sportivi. Con la radio ora si può seguire l'evento sportivo anche a distanza e la “prima volta” di una partita di calcio vissuta alla radio è del 1928, quando il 25 marzo l'Italia gioca – e vince 4 a 3 – con l'Ungheria e in via sperimentale Giuseppe Sabelli Fioretti la commenta. Le emozioni sportive da quel momento viaggiano nell'etere e la platea dei fruitori aumenta. Certo, ancora sul finire degli anni'20 possedere un apparecchio radiofonico non è da tutti. I costi di un apparecchio radiofonico sono ancora molto alti, ma il medium piace tanto che con gli anni'30 il calcio avrà il suo cantore ufficiale in Nicolò Carosio, il primo radiocronista “fuoriclasse” che accompagna con le sue personalissime radiocronache gli ascoltatori per quarantanni, a partire dalla prima radiocronaca ufficiale – Italia contro Germania del 1° gennaio 1933. Il passaggio dalla diffusione dell'evento sportivo dalla radio alla televisione non è affatto banale.

IL CALCIO IN TV - Se la radio aveva ampliato la platea dei fruitori dell'evento sportivo, la televisione non solo amplifica ulteriormente il fenomeno ma modifica in qualche modo il concetto stesso di sport. Come sappiamo, le trasmissioni ufficiali della RAI partono il 3 gennaio 1954 quando alle ore 14.30 viene lanciato il programma “Arrivi e partenze”. Già dalla fine degli anni'40 in Italia viene sperimentata la televisione, tanto che nell'ottobre del 1953 era nata “La Domenica Sportiva” che resta il programma televisivo italiano più longevo. Non solo. Sempre nel gennaio del 1954 Nicolò Carosio commenta da San Siro l'incontro tra Italia ed Egitto, incontro che verrà trasmesso in televisione. Certo, nel 1954 la televisione la possiedono davvero in pochi, ma il gruppo di pionieri della RAI dell'epoca intuisce le potenzialità dello sport in televisione. Il pugilato è il primo sport che viene trasmesso, ma ben presto anche il calcio avrà il suo spazio. Il 5 febbraio del 1950 – ancora in piena epoca sperimentale della televisione – la RAI trasmette l'incontro di serie A tra Juventus e Milan, vinto dai rossoneri con un roboante 7 a 1, con commento di Carlo Bacarelli. Il segnale raggiunge solo Torino e zone limitrofe, è pur sempre un esperimento, ma è un esperimento che riesce, che svela quanto sia televisivo il gioco del calcio. Così nell'estate del 1954 la RAI trasmette una decina di incontri del Campionato mondiale giocato in Svizzera.
PRIMI ANTICIPI TELEVISI - Pino Frisoli nel libro scritto con Massimo De Luca “Sport in TV” di alcuni anni fa racconta la storia dello sport in televisione, ed è proprio Frisoli che ci racconta dei primi anticipi calcistici in funzione della televisione. La data ufficiale del primo anticipo televisivo di una partita di calcio del campionato di serie A è quella del 15 ottobre 1955, quando l'incontro Atalanta-Triestina viene, appunto, anticipato al sabato per permetterne la trasmissione televisiva. Gli anticipi televisivi della stagione calcistica 1955/56 sono il risultato finale di una complessa trattativa tra RAI e Lega Calcio che sfocia in un accordo che prevede l'anticipo al sabato di un incontro di campionato. In realtà l'accordo non riguarda solo il massimo campionato, ma anche la Serie B e la Serie C, tanto che il primo anticipo di quell'accordo è del sabato prima, quando l'8 ottobre 1955 viene giocata e trasmessa in televisione la partita del campionato cadetto Simmenthal Monza-Verona. Sabato 15 ottobre 1955 scocca l'ora del primo anticipo televisivo di Serie A con la partita Atalanta-Triestina: si gioca alle ore 15.30, la partita viene ripresa da tre telecamere e commentata da Carosio. L'ultimo giorno dell'anno 1955 viene addirittura sperimentata una doppia diretta. Il 1° gennaio 1956 è programmata la 13° giornata e ben due partite vengono anticipate al sabato di San Silvestro facendo peraltro storcere il naso ai più. Il programma televisivo – per i pochi che ancora possono gustarlo – è succulento. Allo Stadio Olimpico a Roma sabato 31 dicembre 1955 vengono programmate le due partite in questione, una dopo l'altra. Alle ore 12.45 la Roma gioca contro l'Atalanta e, a seguire, alle ore 14.30 i futuri campioni d'Italia della Fiorentina giocano contro il Napoli, che non può giocare in casa per la squalifica del proprio campo. Come detto, la decisione di “rompere” la contemporaneità delle partite non viene presa di buon grado, tanto che – come riporta Frisoli nel suo libro – i giornali parlano di un campionato “a rate come la vendita di autoveicoli ed elettrodomestici”. Insomma, un esperimento forse un po' troppo in anticipo sui tempi. Comunque sia, l'accordo riguardante l'anticipo del sabato viene portato a termine e chiuso con l'ultimo anticipo trasmesso in maggio, un Livorno-Catania di Serie B, poi di anticipi televisivi non se ne sarebbe più parlato, per quasi quarantanni, sino all'avvento di Tele+ e alla nuova era del calcio televisivo.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)