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Ci sono squarci di futuro parecchio golosi. E per futuro non intendo questa stagione, dove la lotta dura senza paura è per riprendere la via della Champions. L'ultima giornata, tra l'altro, da questo punto di vista ha regalato alla Roma due graditi cadeau: lo stop della Juve, dunque il controsorpasso - pur con un dubbio: era meglio quello del Napoli per i destini trigoriani? - e poi quello della Lazio.

Quando parlo di squarci di futuro golosi mi riferisco ai possibili, nuovi leader della Roma per l'anno che verrà, una volta salutato Dzeko. Mi riferisco innanzitutto a Gianluca Mancini. Non solo per rendimento e per quel cross magnifico che ha innescato Veretout, ma ad esempio per la partita con la Juve, nella quale dal punto di vista della personalità è stato l'unico – o quasi - giocatore all'altezza. Mancini sa fare molte cose e le sa fare bene. Non ho affatto dimenticato che lo scorso anno il suo impiego a centrocampo coincise con la Roma migliore. E pian piano, sta diventando uno dei leader di una squadra che da questo punto di vista mostra lacune impietose. Mancini tornerà a Roma dopo aver giocato l'Europeo: impossibile che il Mancio non convochi un giocatore in grado di fare terzino, centrale e centrocampista in una competizione dove il rischio dell'emergenza è costantemente dietro l'angolo. Dal punto di vista dello spessore e dell'esperienza, dunque, arriverà alla maturazione definitiva. Non solo su di lui si dovrà costruire la squadra dei prossimi anni. Penso a Veretout che, se impiegato 'alla Perrotta' potrà garantire non solo 'metri e muscoli' – per dirla alla Spalletti – ma anche una quota gol insospettabile (e rigori a parte...) soprattutto se la Roma deciderà di giocare con un centravanti adatto alla coralità. Penso a Villar: non si prende la regia di una squadra del livello della Roma senza certe caratteristiche. In senso contrario, l'esempio è Diawara, ormai riserva da cinque minuti o poco più. Penso anche a Ibanez, altro giocatore di personalità che dovrà però correggere errori di esuberanza e figli del piacersi un po' troppo.
Sono alcuni esempi di una Roma del futuro, che tra le pieghe di quella attuale, sta già nascendo. Chi la guiderà? I meriti di Fonseca sono scritti a caratteri cubitali nella classifica, così come i suoi limiti nel tragico bilancio degli scontri diretti. Difficile dire come andrà a finire, ma cambiare per cambiare no. Decisamente no. O si arriva a un grande allenatore (tipo Allegri) uno di pedigree e con la bacheca gonfia, o inutile invitarlo a cena se la tavola non è imbandita. Cioè, se la progettualità – non intesa necessariamente come esborso sul mercato da dissanguamento – non sarà all'altezza di un tecnico di livello e di ambizioni che vadano oltre le chiacchiere della precedente gestione.