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La storia della Svizzera avrebbe meritato di non finire qui, ma il calcio è uno sport crudele e a Wembley, contro l'Italia, ci andrà la Spagna, per la terza volta nelle ultime quattro edizioni della competizione. La Roja ha rischiato più del previsto, contro una Svizzera meno in palla rispetto all’ottavo con la Francia, e per questo ancora più eroica. Alla fine, sono arrivati i rigori in soccorso a Luis Enrique e la Spagna l’ha spuntata grazie ai tre errori elvetici, di Akanji, Schar e Vargas.

FRA LE POLEMICHE - La Spagna è un paese dove la polemica calcistica è all’ordine del giorno, forse ancor più che in Italia. La discussione che si è generata attorno a questa nazionale, però, non ha precedenti. Tutto è partito con l’esclusione di Ramos e la mancanza di rappresentanti del Real Madrid, che ha indispettito non poco i tifosi merengue. Poi è proseguita con la mancata convocazione di Aspas in favore di Sarabia e ha francamente superato ogni limite quando si è iniziato a mettere in discussione, giustamente, ma con modi inaccettabili da parte dei tifosi, la titolarità di Alvaro Morata.

UNA FRANCIA CHE VINCE -
L’Europeo delle Furie Rosse era partito molto male. Luis Enrique ha dato la solita impronta ispanica, tutta incentrata sul possesso palla, ad una squadra che però, rispetto alle precedenti, ha qualche evidente limite tecnico. Ne è risultata una nazionale senza idee, senza inventiva e paralizzata davanti alle avversarie che si coprono. Il 5-0 alla Slovacchia e i 3 gol fatti alla Croazia (partita che però aveva significato un evidente passo indietro dal punto di vista difensivo) avevano, solo parzialmente ed apparentemente, messo a tacere le polemiche. Come la Francia, non ha mai convinto, eppure, la Spagna è in semifinale dell’Europeo, che l’abbia meritato o meno. Anche oggi, però, ha mostrato tutti i suoi limiti, contro una Svizzera che aveva già messo in enorme difficoltà proprio i campioni del mondo.
PEDRI CERTEZZA, OYARZABAL SCOPERTA - A differenza della Francia, però, la Spagna non pensa a specchiarsi nella sua bellezza e soprattutto, una volta arrivati ai rigori, li vince. Fino ad oggi non ha fatto vedere molto di buono, ma resta comunque una nazionale da non sottovalutare. Pedri sta emergendo come la stella più luminosa di un gruppo che fatica a brillare. Tocca tantissimi palloni, li amministra come il suo maestro Busquets, non ne perde quasi mai. La statistica che stupisce di più, però, sono i chilometri corsi: è il primo della sua squadra e il terzo in assoluto. Poi hanno trovato, oggi, un’arma a partita in corso. Mikel Oyarzabal è entrato ai supplementari, ha cambiato il corso della partita, dando quell’imprevedibilità, quella cattiveria e quella profondità che gli altri esterni portati da Luis Enrique non hanno nelle loro caratteristiche. Ha sfiorato due volte il gol, ma per due volte Sommer gli ha strozzato l’urlo in gola. Alla fine, però, nel momento decisivo, all’ultimo rigore, non si è fatto ipnotizzare, come non si era fatto ipnotizzare da Unai Simon, (oggi suo compagno di nazionale) durante la finale tutta basca di Copa del Rey di aprile, e ha segnato.

Sarà quindi la Spagna la nostra avversaria in semifinale. Anche in virtù dello spettacolo di stasera, forse l'Italia partirà da favorita, a patto che non sottovaluti un gruppo che è abituato a soffrire, abituato a subire polemiche di ogni tipo e a zittirle, abituato a venire sminuito, a non abbattersi e a non farsi sopraffare dalle difficoltà, a trascinarsi avanti anche quando gli avversari non ne hanno più. Il loro capitano, Sergio Busquets, è anche abituato a vincere.