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Il Cagliari quinto in campionato e in piena corsa Europa centra il miglior risultato dopo 8 giornate da quando ci sono i tre punti a vittoria e dà una verniciata di fresco alla storia del club, rinverdendo antichi fasti. Chiariamo subito: se l’epopea del Cagliari di Riva e Albertosi, Greatti e Cera che vinse lo scudetto nel 1969-70 rimane un poster generazionale improponibile e irraggiungibile (basti dire che nei quattro campionati a cavallo tra i ’60 e i ’70 i sardi facevano parte dell’etile della Serie A con un 2°, 1°, 7° e 4° posto), ci sono stati comunque altri momenti magici, vissuti sull’onda di quell’entusiasmo che oggi dà la spinta alla squadra di Maran. Degno di nota è il 6° posto ottenuto dal Cagliari di Tiddia nel 1980-81, l’anno della riapertura delle frontiere. Era una Serie A a sedici squadre e di quella squadra facevano parte Franco Selvaggi, che l’anno successivo fu tra i 22 Mundial di Bearzot in Spagna, la sua spalla Gigi Piras e quel Virdis che era tornato a casa tra una parentesi e l’altra alla Juventus.

Ma il miglior piazzamento negli ultimi anni è quello conseguito dal Cagliari di Max Allegri che nel 2008-09 arrivò nella parte sinistra della classifica, al 9° posto. Fu (anche) la vittoria di Cellino, che confermò l’allora imberbe Max nonostante dopo cinque giornate la squadra fosse ultima a zero punti. Era una squadra di talenti che poi si sarebbero fatti conoscere, dal portiere Marchetti a Matri al povero Astori che si stava affacciando al calcio che conta. C’erano Diego Lopez, Conti e Cossu, pilastri di quegli anni, e c’era soprattutto un Acquafresca baciato dalla grazia: quell’anno segnò 14 reti, record mai più centrato. Il 9° posto davanti a Lazio, Napoli, Atalanta e Sampdoria fece pensare a tutti che quello potesse essere l’anno di un inserimento stabile tra le prime dieci della Serie A, ma le cose andarono diversamente.

In realtà è nella prima metà degli anni ’90 che il Cagliari - promosso in A proprio nell’estate delle Notti Magiche - fa un passo avanti nella gerarchia del nostro calcio. Dopo un paio di salvezze, il 1992-93 è l’anno dell’Europa riconquistata dopo più di venti stagioni. Cellino al comando, Mazzone in panchina. La squadra batte la Roma, vince in casa della Lazio, pareggia col Milan e piazza un memorabile 5-0 in casa dei granata del Toro. E’ una stagione esaltante, con il «Principe» Francescoli che semina bellezza e Lulù Oliveira che scatta in contropiede. E’ un Cagliari «alla Mazzone», di gente tosta, feroce, con piedi magari poco educati ma tanta fame: Pusceddu, Cappioli, Festa, Firicano, Pancaro diventano presto beniamini di un intero popolo. L’anno successivo Bruno Giorgi, un gentiluomo della panchina, sostituisce subito Gigi Radice. La punta di diamante è Dely Valdes, autore di 13 gol in campionato. Alla fine è 12° posto in campionato ma soprattutto semifinale di Coppa Uefa, con una cavalcata straordinaria: eliminata la Dinamo Bucarest in rimonta ai trentaduesimi, più semplice la doppia sfida con il Trabzonspor, favolose le due vittorie con i belgi del Malines (1-3 in Belgio, 2-0 a Cagliari) ma è quando il Cagliari manda fuori la Juventus ai quarti che il sogno prende forma. In semifinale contro l’Inter, però, si spegne la luce: 3-2 a Cagliari, 3-0 per i nerazzurri a San Siro. Resterà comunque una stagione esaltante, il punto più alto di un club che - da quel momento in poi - conoscerà luci e ombre nel suo cammino e troverà stabilità solo di recente, con la presidenza di Tomaso Giulini, gli investimenti fatti, la volontà di aumentare - anno dopo anno - il tasso qualitativo della squadra e - perché no - una casa - parliamo della Sardegna Arena - che è un vero gioiellino.