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E ora? “Intanto via la stella”. È questo un pensiero piuttosto diffuso tra i tifosi bianconeri, al bar come sui social, che poi sono il bar più grande del mondo. Mostrando il dito medio, come reazione alle provocazioni ricevute secondo la propria versione, Antonio Conte ha allo stesso tempo girato e rigirato il dito in una piaga che continua a sanguinare da anni. Era lo juventino per eccellenza, capitano senza paura, simbolo del 5 maggio 2002 con quella risposta a Marco Materazzi e l'Inter tutta dagli spogliatoi dello stadio di Udine. Ma anche volto chiave del ritorno al successo della Juve dopo l'incubo Calciopoli, tre scudetti in fila che sono stati l'inizio di un'epoca senza precedenti in Italia. Uno juventino che fa rinascere la Juve e la difende sempre, comunque, nonostante tutto. Poi se ne va in un giorno d'estate e la sua immagine inizia a creparsi leggermente, ma la stragrande maggioranza della tifoseria era ancora dalla sua parte. E lo avrebbe pure rivoluto per il dopo-Allegri. Invece Conte, dopo aver atteso a lungo la chiamata bianconera, con la fiducia dell'area sportiva (Paratici-Nedved) ma senza il perdono di presidenza e proprietà, ha sposato il progetto dell'Inter. Il vero inizio della fine. 
IL CASO STELLA - Una frecciata e una risposta dietro l'altra, già all'inizio della sua avventura sulla panchina dell'Inter è iniziata la levata di scudi di buona parte del popolo bianconero: "Non merita la stella allo Stadium, va tolta". Perché andare all'Inter, proprio all'Inter, sarebbe un tradimento pur essendo Conte un professionista ed essendo ormai lontano dalla Juve da cinque lunghi anni. Un tale privilegio che riguarda appena 50 uomini in grado di fare la storia bianconera non farebbe più per lui. Il tema esplode e passa anche da un fraintendimento abbastanza clamoroso: la Juve non prende posizione riguardo l'iniziativa di parte della tifoseria, semplicemente non prende in considerazione l'argomento, a Conte viene chiesto in una conferenza stampa cosa ne pensava della difesa da parte della società bianconera che però non si era espressa a riguardo. E Conte rispose così: “Dispiace che Agnelli sia intervenuto. Ha dato importanza a una proposta becera, volgare e priva di valori, ha dato spazio all'ignoranza. Non ringrazio proprio nessuno”. Ma Agnelli, appunto, non era intervenuto. Ora si ricomincia, la rissa verbale di ieri sera proprio allo Stadium, sporca forse irrimediabilmente quella stessa stella. Non c'è bisogno di individuare vittime e carnefici, buoni o cattivi. Ormai Conte non è più il simbolo dello juventinismo. Ormai Conte non è più nemmeno uno juventino sulla panchina dell'Inter. Ormai Conte è considerato il nemico numero uno. Così il caso della stella torna a popolare bar e social, con tanto di raccolta firme che immancabilmente è già spuntata su siti come change.org. Ma forse è solo un altro dito che gira e rigira nella stessa ferita comune: tutti si amavano, ora si odiano.