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Da sorpresa a favorito. Uno scudetto dopo è cambiata l’etichetta del Milan. Può sembrare scontato, perché si dice sempre che la squadra da battere è quella che ha vinto il campionato. Nel caso dei rossoneri, però, la nuova bolla di accompagnamento non è semplicemente scontata. Il ruolo di squadra favorita è dovuto e ampiamente giustificato per almeno tre motivi. Il primo, come diretta conseguenza del risultato raggiunto, è la consapevolezza delle proprie capacità, che si tramuta nella convinzione di potersi ripetere. E’ vero che per ritrovare un Milan in grado di rivincere subito lo scudetto bisogna tornare indietro di trent’anni esatti, quando cioè la squadra allenata da Fabio Capello vinse a sorpresa nel 1992, proprio come quella di Stefano Pioli, e poi fece il bis nel 1993 e addirittura il tris nel 1994, con la doppietta scudetto-Champions. Stavolta, però, al di là di qualsiasi paragone, ci sono altri due motivi che spiegano il nuovo ruolo di favoriti dei rossoneri.

Mentre Inzaghi e Allegri, che guidano Inter e Juventus, da tutti considerate le prime rivali del Milan, ripartono con nuovi giocatori nei ruoli più importanti, Pioli nella prima partita di campionato contro l’Udinese ha schierato la stessa squadra dello scorso anno, rilanciando due teoriche riserve, Rebic e Diaz, che si sono rivelate decisive. Il fatto di poter puntare su giocatori che conosce bene nei ruoli chiave è sicuramente un vantaggio per il tecnico rossonero, perché avere le idee chiare dall’inizio serve per evitare rischiosi esperimenti in corsa, specialmente in un avvio di campionato così compresso.
E poi c’è un terzo motivo a favore del Milan e cioè la nuova abbondanza di qualità da metà campo in avanti. L’arrivo di Adli e soprattutto l’acquisto di De Ketelaere, con la conferma di Diaz, garantiscono un turnover di alto livello pensando anche agli impegni in Champions League. Nella stagione scorsa, infatti, Diaz si spense troppo in fretta e al suo posto Pioli fu costretto a inventarsi prima Kessie e poi Krunic nel ruolo di trequartista. Stavolta in quel reparto avrà soltanto il piacevole problema della scelta, che i suoi rivali invece non hanno. E poi, a prescindere dai buoni segnali lasciati da Rebic, in attacco Giroud potrà avere un’alternativa affidabile, perché Origi è un attaccante vero. Una base sicura, quindi, con nuove alternative, ma sempre in un contesto di grande chiarezza dei ruoli tra titolari e riserve che si è rivelata vincente, grazie alle conoscenze di Pioli sempre più sicuro ed esperto.

Tutto ciò non basta per dire che il Milan vincerà sicuramente lo scudetto perché mai come quest’anno, con il mercato più lungo di sempre e una sosta invernale senza precedenti, è azzardato fare pronostici. Intanto, però, si può capire perché i rossoneri partono in pole position. E se poi completeranno l’organico, con un difensore e un centrocampista di scorta, sarà ancora più difficile strappargli l’etichetta di favoriti. Anche perché mentre gli altri devono vendere per comprare, o per trattenere i propri giocatori, il Milan è già a posto così con il suo meritatissimo scudetto sulle nuove maglie.