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La scarsa qualità dei nostri arbitri rappresenta un pericolo per la crescita della Serie A, anche per l'immagine che si trasmette all'estero. Cosa si chiede a un evento da offrire a un pubblico internazionale? Innanzitutto il divertimento, lo spettacolo. E poi la credibilità. In Cina o negli Emirati Arabi, negli Stati Uniti o in Giappone, chi si siede davanti alla tv si aspetta bel calcio e regole chiare. Aspetti che sono fortemente condizionati dall'incapacità di troppi arbitri cresciuti all'ombra dell'inquietante coppia Nicchi-Rizzoli.

Nel dubbio, i nostri arbitri (quasi tutti) fischiano. Perché è più facile gestire una partita spezzettata: il ritmo si riduce, la velocità dei ribaltamenti di fronte anche, assieme alla possibile durezza degli scontri di gioco. Ne risente clamorosamente lo spettacolo. Perché spesso quando guardiamo la Premier League non ci sembra di assistere a un altro campionato, ma a un altro sport? Anche per questo. Non a caso in Inghilterra in tutto il torneo sono stati fischiati 92 rigori e in Italia, con due giornate da disputare, già 178. Li doppieremo facilmente, purtroppo. Eppure - non dimentichiamolo mai - il regolamento è lo stesso ovunque. Conta l'interpretazione e quella dei nostri arbitri sembra fatta apposta per uccidere lo spettacolo.

Quanto alla credibilità, chi può dare fiducia a arbitri che, di fronte agli stessi episodi, prendono decisioni opposte? Pensate a quanto capitato in Spal-Inter e in Roma-Fiorentina. I contatti Handanovic-Strefezza e Terracciano-Dzeko sono molto simili: palla sul fondo e tocco successivo del portiere sull'attaccante. Eppure in un caso non si concede rigore, nell'altro sì. Non entriamo nemmeno nel merito se sia giusto o meno assegnare il rigore, ma una certezza c'è: o sono entrambi da punire, o nessuno dei due. Nel caso più recente, in realtà, si va ben oltre, perché Chiffi tocca la palla e - in violazione palese al regolamento - non interrompe il gioco, consentendo alla Roma di concludere verso la porta. Roba da record del mondo.
Ci chiediamo come possano i presidenti di Serie A, che vogliono massimizzare i profitti derivanti dalla vendita dei diritti tv all'estero, accettare uno scempio del genere. Che toglie spettacolo e credibilità al campionato e, di conseguenza, denaro a loro.

@steagresti