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"Non vincete mai, non vincete mai". La battaglia sugli spalti la vincono i tifosi del Milan, con una coreografia d'applausi e un sostegno incondizionato anche nei momenti di difficoltà, ma alla fine a godere sono i supporters dell'Inter, che al fischio finale non perdono l'occasione per prendersi gioco dei rivali cittadini. Vince l'Inter, per la 65esima volta, perde il Milan, che deve rimandare l'appuntamento con un successo che manca dal gennaio 2016, praticamente un'era geologica fa. In quasi quattro anni ne sono cambiate di cose, in casa rossonera sono passati tre proprietari, cinque allenatori e decine di giocatori, senza però una svolta degna di un club blasonato, al quale, per il momento, resta solo un glorioso passato.

CHE ERRORE - Il Milan in estate è ripartito, per l'ennesima volta, con una dirigenza rinnovata, con una nuova guida, con un nuovo progetto tecnico e tattico, ma non ha fatto quello che si doveva fare: piazza pulita. Complici le difficoltà oggettive sul mercato, tra limiti d'investimento legati al rispetto del fair play finanziario e ingaggi pesanti che rendono difficili le cessioni, buona parte della squadra che ha giocato il derby è figlia delle scelte passate. Un recente passato, che ha portato più delusioni che gioie. Dal punto di vista dei risultati (si salva la Supercoppa 2016) e del gioco, il grande assente anche questa sera.

CAMBIARE, ORA - Il Milan ha giocato e perso il derby con Ricardo Rodriguez, Calhanoglu, Suso, Biglia, Musacchio, Conti e Kessie, quasi tutti giocatori al centro di voci di mercato, che Boban e Maldini hanno provato o pensato di piazzare in estate, senza riuscirci. Giocatori che non hanno fatto la differenza in passato e che in questo inizio di stagione hanno dimostrato di non poterla fare. Il Milan non ha più tempo, ha bisogno di rinnovarsi, da subito. Dando spazio agli ultimi arrivati, Bennacer, Theo e Leao, che hanno dimostrato di meritare continuità, e pianificando con cura il mercato di gennaio. Che deve passare dall'addio di chi, al Milan, non vince mai.