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'Si chiude la porta e si apre un portone', proverbio che funziona spesso. Maurizio Sarri se l'è sbattuta forte alle spalle quella del Chelsea, e in un attimo (si fa per dire, trattativa lunga e piena di tira e molla) gli si è spalancato davanti il portone bianconero. Nella mente i ricordi di una vita, dalla banca ai 33 schemi studiati su palla da fermo. Particolari fondamentali per arrivare a vincere qualcosa. Prima la promozione dall'Eccellenza alla D sulla panchina del Sansovino nel 2000-01, poi la Coppa Italia vinta due anni dopo. Quando le cose iniziavano a fare sul serio, lasciò il lavoro in banca per dedicarsi 12 ore al giorno al calcio. E ci aveva visto lungo, perché nel 2014-15 arriva il debutto in Serie A sulla panchina dell'Empoli che lui ha riportato su dalla B dopo sei anni. Era la stagione dei 22 gol di Icardi e Toni, quella dei cinque derby e la prima di Allegri alla Juventus. Quella stessa panchina che cinque anni - e cinque scudetti - dopo ha lasciato a Maurizio Sarri. Ma dov'erano i giocatori di questa Juve quando il nuovo allenatore bianconero debuttò in Serie A?

L'ESORDIO - Ronaldo aveva già due Palloni d'Oro in bacheca e alla fine della stagione precedente aveva alzato la decima Champions League del Real insieme a Khedira vincendo il derby contro l'Atletico di Mandzukic. CR7 sempre decisivo: oggi come ieri, quando segnò il quarto gol di quella finale diventando il secondo giocatore ad andare in rete in una finale di Champions con due maglie diverse. L'esordio di Sarri in Serie A non è stato un granché: il suo Empoli ne ha presi due dall'Udinese, decisiva una doppietta dell'ex Di Natale. Un giorno prima la Juventus di Chiellini e Bonucci iniziò la cavalcata verso il primo dei cinque scudetti consecutivi grazie alla vittoria contro il Chievo. Questione di prospettive e obiettivi, che alla fine è riuscito a centrare anche Maurizio conquistando la salvezza: +8 sulla terz'ultima e terza miglior difesa della parte destra della classifica. Merito anche di Daniele Rugani, vero e proprio pupillo di Sarri: in quel campionato non ha mai saltato un minuto senza prendere nemmeno un'ammonizione. Niente male per un difensore, che Maurizio voleva prima al Napoli poi al Chelsea. Se lo ritroverà alla Juventus, con tanto di rinnovo firmato qualche mese fa. Quando il difensore ha segnato il primo gol in Serie A, decisivo per il pareggio col Cesena, a poco meno di 300 km la Juventus sbancava San Siro con un gol di Carlitos Tevez. Era la stagione della consacrazione di Paulo Dybala, l'ultima a Palermo; Pjanic era il giocatore con più presenze nella Roma di Garcia e Perin debuttava in Nazionale sotto la gestione Conte.

GLI ALTRI - A metà stagione un biglietto di andata e ritorno per Juan Cuadrado, direzione Londra: giusto il tempo di fare il double Premier più Coppa di Lega con il Chelsea. L'FA Cup era roba di Szczesny e del suo Arsenal, la seconda di fila. Neanche il tempo di scendere in campo per l'Empoli, invece, che all'andata contro il Cagliari e al ritorno con la Lazio prende un gol dietro l'altro: due 0-4 forti e chiari, sono le peggiori sconfitte di Sarri di quella stagione. Nel frattempo in Francia Matuidi vinceva il suo terzo titolo con il Psg, Douglas Costa giocava la sua ultima stagione allo Shakhtar e Alex Sandro stava per sbarcare a Torino. La stagione finisce con la Juventus già tricolore che vince anche la Coppa Italia e Sarri che conquista la salvezza incantando col suo gioco. Storie che si intrecciano tra Empoli e Torino, passando per Napoli e Londra. "Ho sempre dato il 110% e lo farò anche alla Juve" (QUI la sua prima conferenza bianconera). Maurizio Sarri volta pagina e inizia una nuova esperienza, facendosi spazio tra Palloni d'Oro e scudetti.