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Visti dall'estero gli italiani hanno ancora un certo decadente fascino, ma siamo spesso attaccati per la nostra mentalità: a cosa si riferiscono i media stranieri e i tanti turisti che affollano le città italiane?
Gli esempi sono innumerevoli e spaziano dalla gestione delle risorse turistiche, ai servizi pubblici, dalla visione imprenditoriale alle politiche ambientali. Non è lo spazio giusto per approfondire queste critiche, ma le parole di Brian Marwood, dirigente del City, sull'affare Tevez ('La società rossonera ha deciso di mantenere una condotta del loro business attraverso i media. Una cosa che noi abbiamo deciso di non fare e che continueremo a non fare. Tevez ha mostrato il suo desiderio di lasciare il club e noi abbiamo detto di sì alla sua richiesta, a patto di valutare le offerte che ci arriveranno. Ci sono altri club oltre al Milan interessati a Tevez e se decidono di aspettare fino al 31 gennaio, magari la pagano poi, perché altri club possono chiudere prima") aprono un altro interessante capitolo sull'italian style.
L'astuta tattica del Milan ha spesso pagato (Ibra, Robinho, Nocerino), ma ha creato un'immagine poco nobile della dirigenza rossonera, attenta al fair play finanziario, ma un po' troppo rapace.
La squadra più titolata al mondo puo' chiedere in prestito un campione come Tevez? Puo' ronzare intorno ai grandi club in attesa di saldi e ritorni pericolosi (Sheva nel passato, Kakà nel futuro). Questo atteggiamento, che i dirigenti italiani considerano frutto delle fiscalità differenti e la mancanza di introti da stadi e merchandising, è solo una parte del problema. L'aspetto più grave sta nella gestione 'padronale' dei club.
Nonostante la presenza di dirigenti vari, direttori generali, addetti stampa e affini chi comanda è sempre il 'paron', quello che mette la grana. Così si spiegano gli esoneri 'emozionali', le trattative lampo chiuse con intermediari e procuratori amici, lo scouting di facciata fatto solo via dvd e i giornalisti indigesti cacciati fuori da conferenze e tribune stampa.

Astio eccessivo verso la bell'Italia? Pessimismo ingiustificato? Dipende dai punti di vista, dalla politica allo sport l'Italia ha ancora molto da dire e da dare, ma deve adeguarsi, seppur malvolentieri, alle regole del gioco fissate a livello internazionale.
Soprattutto nei confronti dei giovani talenti l'atteggiamento dei club nostrani è assai discutibile. Per carenza di strutture e organizzazione i giovani tedeschi, inglesi o olandesi fanno fatica ad accettare il trasferimento in Italia. In Premier i giovani della Primavera  (soprattutto se stranieri) sono seguiti da 'tutor' che li accompagnano nella gestione del tempo e degli impegni. In Bundesliga la professionalità a livello di squadre B è gia elevatissima. In Spagna la cantera è una risorsa, non un peso. Qui non si tratta più di dare un'opportunità a questo o quel talentino, in un mercato veloce e globale bisogna soffiare i miglior prospetti ai competitors, quelli tradizionali e quelli emergenti (russi, cinesi, arabi). Non vogliamo prospettare catastrofi, l'Italia continuerà a sfornare talenti come Di Natale o Giovinco, ma senza cambio di mentalità diverremo la periferia del calcio e questo sarà un problema soprattutto per i club medio-piccoli