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Era il 9 dicembre dell'anno scorso: Lucas Paquetà sbarcava a Malpensa con bagagli carichi di aspettative e speranze. Il sorriso brasiliano evocava ricordi e paragoni con l'ultimo campione verdeoro passato dalle parti di Milanello, Ricardo Kakà. A poco più di un anno, però, è tempo di bilanci, e le speranze del popolo milanista sono state confermate solo in parte.

ASPETTANDO IL SALTO DI QUALITA' - Esordio il 12 gennaio a Marassi, lanciato subito titolare negli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Sampdoria: la materia prima sembra esserci, anche se tutti devono subito ricredersi. No, Lucas non assomiglia a Kakà. Meno offensivo, meno veloce. Gattuso lo schiera mezzala nel suo centrocampo a tre, lui è uno stakanovista e scende in campo sempre. Viene provato anche trequarista, ma nella gara contro l'Udinese si infortuna dopo 41'. Segna poco (una sola rete in 17 presenze stagionali), ma qualità e talento sembrano esserci. Eppure, manca sempre il salto di qualità
E ORA? - Era atteso per quest'anno, in quella che doveva essere la stagione della svolta, Fin qui, però, è stata quella dell'ombra. Tredici presenze, un assist e cinque cartellini gialli. Questi i numeri di Paquetà, partito titolare solamente 8 volte e diventato, a sorpresa, riserva del nuovo Milan di Pioli. L'obbligo di un centrocampista fisico come Kessie o Krunic e l'ottimo impatto di Bonaventura hanno relegato l'ex Flamengo in panchina. Trentacinque milioni di euro messi lì, a bordo campo, in attesa di una svolta. Giampaolo gli chiedeva di essere meno brasiliano, Pioli non sembra al momento valorizzarlo al meglio. E Leonardo, da Parigi, inizia a fare sul serio. Cosa farà ora il Milan? Aspetterà che Lucas sbocci o cederà alle necessità del fair play finanziario?