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Ci sono squadre e squadre. Quelle che deludono, come l'Italvolley maschile che si ferma ai quarti contro l'Argentina. Quelle che ci mettono il cuore come l'Italbasket, che però deve cedere alla superiorità tecnica e atletica della Francia. E poi ci sono quelle che fanno la storia: Ruggero Tita e Caterina Banti, rispettivamente 29 e 34 anni, la nuova coppia d'oro della vela azzurra. Primi nella classe Nacra 17, il quinto oro per l'Italia in queste Olimpiadi e nel complesso una medaglia unica sotto tanti punti di vista: è la prima medaglia mista (un team formato da un uomo e una donna) per l'Italia; è la prima medaglia azzurra nella vela dopo 13 anni e il ritorno all'oro dopo 21 anni, quello di Alessandra Sensini a Sidney 2000; è la prima medaglia d'oro per un atleta trentino nei Giochi estivi. Bastano questi dati per far capire l'importanza di questa medaglia. frutto di "cinque anni di vittorie e anche sofferenze ma questo risultato paga di tutti gli sforzi fatti", come spiega il sorridente Tita. Frutto anche di un lungo percorso di avvicinamento alla vela, se si pensa che i due potevano essere ben lontani da questa disciplina.

Ruggero Tita, nato a Rovereto il 20 marzo 1992, laureato in ingegneria informatica all'Università di Trento, ha tentato tanti sport prima di arrivare alla vela: surf, kitesurf, snowkite a freeride, speedfly, paraglide, snowboard e ski freestyle. Poi, a 12, la svolta. Scopre la vela con l'Associazione Velica Trentina (ora fa parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle), la sua prima società, e da lì non si ferma più: a 13 anni è campione italiano nella classe Optimist, poi campione europeo Team Race e campione svizzero Open, il passaggio in classe 29er e poi 49er dove diventa pluricampione italiano e le tante vittorie nelle regate internazionali; nel 2915 la vittoria nella Olympic Week sul Lago di Garda e il titolo di campione europeo Youth Under 23 e l'argento mondiale. Fino ad arrivare ai Giochi di Rio 2016, dove ha gareggiato con Pietro Zuchetti nella classe 49er. Un vero e proprio golden boy, due volte consecutive velista dell'anno, nominato al premio Rolex Sailor of the Year e che ha anche lavorato con il Team Luna Rossa Prada Pirelli nella sfida per la 36esima America's Cup.
Non meno turbolento l'avvicinamento di Caterina Banti, nata a Roma il 13 giugno 1987. O meglio, il riavvicinamento. Prima volta in vela a 13 anni, ma non scatta la scintilla e da lì prova scherma, equitazione e danza. Ma soprattutto gli studi, perché Caterina è laureata con 110 e lode in Studi Orientali, con tesi in Islamistica ('Tajdid: uno strumento per concettualizzare rinnovamenti e riforme) e sa parlare più lingue, dall'arabo (imparato alla scuola perstranieri di Tunisi, l'Istituto Bourguiba) all'inglese, dal francese allo spagnolo e al turco. A 20 ci riprova, grazie al Circolo Canottieri Aniene, torna in barca con il fratello e questa volta è definitivo, gradualmente si specializza nel Nacra 17 che le regala gioie su gioie, soprattutto da quando nasce la coppia con Tita nel 2017.

I due si trovano subito, il feeling sul catamarano veloce è immediato e la coppia macina medaglie su medaglie. Un bronzo e un oro ai campionati Mondiali, due titoli Europei consecutivi, due ori, un argento e un bronzo in Coppa del Mondo e la vittoria dell'Olympic Test Event. Fino al dominio nelle acque di Enoshima, 50 km a sud-est di Tokyo, e a quell'oro che li consacra nella storia dello sport italiano. Tita e Banti fanno festa: "Siamo molto fieri di quello che abbiamo fatto, è stato un percorso lungo cinque anni durante i quali abbiamo conquistato molte vittorie ma siamo venuti qui per ottenere quella più importante". E con loro tutta l'Italia, che dopo Jacobs e Tamberi può celebrare un'altra medaglia da leggenda.