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Ho avuto il privilegio di vederla nascere e di assistere al suo battesimo. Si chiamava Luna Rossa, ma non era quella che dominando su Ineos e vincendo la Coppa Prada ora andrà a sfidare i tradizionali rivali di New Zeland per l’America’s Cup. Era la sua nonna. Quella che, voluta fortemente dall’armatore Patrizio Bertelli, era ancora una barca a vela tradizionale. Senza ali e con un design fedele ai canoni dello sport della vela.

Una disciplina che la gente di tutti i giorni aveva imparato a conoscere e ad amare un poco alla volta. Prima, timidamente, seguendo le regate di “Azzurra” creata per volontà di Luca Cordero di Montezemolo e con i capitali della famiglia Agnelli. Infine, con grande e crescente passione, lasciandosi affascinare dal Moro di Venezia di Raul Gardini che sul mare della California, a San Diego e con al timone lo skipper Paul Cayard, contese fino all’ultimo la vittoria agli avversari di America Cube. Termini come “andare di bolina” o “strambare” erano improvvisamente diventati di uso comune. Luna Rossa, cioè la sua nonna, intendeva ripartire da quel sogno rimasto in sospeso.

Era febbraio del 1997, ma a Punta Ala sembrava estate...

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