La terza coppa europea - pronta a partire nel 2021 - ha poco di moderno e molto di antico. Succede così: si va verso il futuro pescando quel che di meglio ha da offrirci il passato. L’assemblea generale dell’ECA (Associazione dei Club Europei che riunisce 230 società ed è presieduta da Andrea Agnelli) ha posto le basi per questo nuovo trofeo che verrà definito nei dettagli (formula, meccanismi, ranking) dal Comitato Esecutivo dell’Uefa, il 2 dicembre a Dublino. Ma la strada è segnata e il numero delle squadre europee coinvolte nelle tre competizioni (Champions, Europa League e la «Terza Coppa» che non ha ancora un nome) salirà da 80 a 96. L’Europa in realtà è stata abituata per tanti anni ad annoverare tre coppe. Persino quattro quando c’era la Mitropa Cup, nata nel 1927 e divenuta alla fine degli anni 70 il terreno dove si sfidavano le squadre vincitrici delle seconde divisioni: il Milan ha in bacheca l’edizione 1981-82, ma fino al 1992 - anno di chiusura - hanno vinto anche Pisa, Torino, Bari, Ascoli, Udinese e prima ancora Fiorentina e Bologna negli anni ’60. La Coppa dei Campioni (si giocava di mercoledì) e Coppa Uefa (di martedì), hanno cambiato natura ribattezzandosi Champions League e Europa League, mentre la terza coppa ha mantenuto una sua dignità dalla stagione 1960-61 - anno della prima edizione, ma venne riconosciuta dall’Uefa soltanto nel 1963 - al 1999, quando venne smantellata in nome di una modernità che avrebbe visto la sua affermazione all’alba del Duemila. Parliamo della Coppa delle Coppe (si disputava solitamente il giovedì), cui partecipavano le squadre vincitrici delle varie coppe nazionali. Solo cinque anni prima - 1955 - erano nate la Coppa dei Campioni e la Coppa delle Fiere (poi diventata Coppa Uefa).

Ad alzare per primi il trofeo furono i giocatori della Fiorentina, la squadra di Albertosi e Hamrin allenata dall’ungherese Hidegkuti, che nella doppia finale ebbe la meglio contro i Rangers Glasgow. La Coppa delle Coppe per molti anni venne garantita da un prestigio maggiore della Coppa Uefa. Il secondo club italiano a vincerla fu il Milan, che timbrò due edizioni a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’’inizio dei 70. Milan-Amburgo 2-0 a Rotterdam nel 1968 (doppietta di Hamrin) e la celebre Milan-Leeds 1-0 (Chiarugi) a Salonicco, giocata nella settimana che poi portò il Milan a perdere uno scudetto già vinto proprio all’ultima giornata, a danno della Juventus, nella partita che testerà nella storia come «Fatal Verona». La Coppa delle Coppe - a ripensarci oggi - ha il fascino vintage di quegli anni in cui il calcio europeo era ancora un mondo poco conosciuto. Era una coppa democratica, i vincitori si davano il turno, 32 squadre diverse (il record è del Barcellona con 5 vittorie) in 39 edizioni, e non è mai stata conquistata per due stagioni consecutive dallo stesso club. 

Alcune squadre vincitrici del trofeo sono rimaste nella memoria collettiva. L’Anderlecht di Van der Elest e Resenbrink negli anni ’70, l’Aberdeen allenato da un giovane Ferguson che nell’83 a Goteborg superò il Real Madrid di Juanito e Santillana, l’Everton di blu vestito che brillò con Stevens e Speedy vincendo quell’anno anche il titolo in Inghilterra, quella gioiosa macchina da guerra che era la Dinamo Kiev del professor Lobanowski alla vigilia del Mondiale messicano. Tra le italiane negli anni ’80 vanno ricordate Juventus (la Signora in Giallo che a Basilea nel 1984 sconfigge il Porto) e la Sampdoria di quella che all’epoca era la meglio gioventù del calcio italiano (trofeo vinto nella primavera del 1990, prima dei Mondiali italiani, da quella fantastica batteria di campioni: Vialli, Mancini, Pagliuca, Vierchowod). A vincere la Coppa delle Coppe anche il Parma di Scala che nel 1993 si sbarazzò dell’Anversa a Wembley, mentre è stata la Lazio di Eriksson (e di Mancini, Nedved, Vieri, Mihajlovic, Stankovic, Nesta, Marchegiani: che squadrone ragazzi) a portarsi a casa l’ultimo trofeo, quello datato 1998-99. Poi la serranda si è abbassata, con un declino coinciso con l’affermarsi della Champions League. Sono passati vent’anni e l’Uefa ha scoperto (soldi, diritti tv, sponsor) che forse tre coppe europee non sono così male. Prossimo passo: la Superlega.