"Complimenti, state facendo un buon lavoro. E no, non son cose belle queste. Ma il valore dei calciatori non può essere stabilito in modo oggettivo. No, non è un bella cosa, lo devo dire con franchezza. E comunque evitiamo di fare queste cose perché, anche se fatte in buona fede, viste dal'esterno non sono certo belle. Mi raccomando". Sono queste le frasi più forti pronunciate da Giovanni Malagò, presidente del Coni nonché commissario straordinario della Lega di Serie A.

Le ha espresse davanti alle telecamere di Striscia la Notizia (QUI). Il servizio andato in onda ieri sera riguardava la vicenda delle generose plusvalenze sulla compravendita di calciatori, resa nota da un'inchiesta di Calciomercato.com e rilanciata per Striscia da Moreno Morello. Che da febbraio chiedeva al capo dello sport italiano un'intervista sul tema, ma ha dovuto braccarlo fino alla fine di aprile per ottenere che costui si degnasse. E dopo tanta attesa, la sostanza delle parole di Malagò si riduce a quanto è stato sintetizzato nella parte iniziale dell'articolo: complimenti per la trasmissione, quelle che denunciate non sono cose belle, e perciò mi raccomando con le società di calcio affinché evitino. Tutto qui, o quasi. Perché in verità il capo dello sport italiano ha detto altre due cose rilevanti. 

La prima: ha ricordato che comunque "su ciascuno di quei trasferimenti si paga l'Iva e le società pagano le tasse". Un argomento detto in modo frettoloso e biascicato, come fosse stato imboccato cinque minuti prima. Fra l'altro è un argomento che gli scoppia in mano, perché, nel caso di plusvalenze incrociate e gemelle, l'Iva è pari a zero. I suoi valori a credito e a debito sono identici, e dunque fanno scopa. Per la serie: la toppa peggio del buco.
La seconda: si è affrettato a rimarcare che lui è commissario della Lega da febbraio, e invece la campagna trasferimenti si è chiusa a gennaio. In sostanza, la sua risposta è stata: "Quando tutto è successo, io non c'ero". Un vero leader. Di quelli che, quando c'è da prendersi una responsabilità, guardano l'orologio per sapere quanto manca allo scadere dell'orario d'ufficio.

Ascoltate queste parole, e visto l'atteggiamento che le ha accompagnate, ribadiamo con accresciuta forza quanto espresso venti giorni fa (QUI IL PRIMO ARTICOLO e QUI IL SECONDO): che il signor Malagò Giovanni è inadeguato a guidare lo sport italiano. 
 
P.S. Ovviamente l'inchiesta di Calciomercato.com sulle allegre plusvalenze non si ferma qui. Altri casi, e altri club, saranno ospiti di questo spazio nei prossimi giorni.