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Ormai è un dato di fatto: il Milan si esalta quando deve far fronte all'emergenza. Quella di Verona poteva frenare qualsiasi squadra ma non quella di Stefano Pioli. Che è riuscita a sfoderare una prova di forza nonostante l'assenza di 6 titolari. I rossoneri hanno dominato il Verona a domicilio grazie alla straordinaria giornata di grazia di due protagonisti a sorpresa come Diogo Dalot e Rade Krunic. Il primo aveva totalizzato solo cinque presenze da titolare in campionato, il secondo addirittura due. Gli eroi del Bentegodi sono riusciti nell'impresa di non pesare le assenze di due giocatori fondamentali come Theo Hernandez e Hakan Calhanoglu.

LA RIVINCITA DI RADE - “Ci mancavano tanti giocatori importanti ma abbiamo fatto vedere ancora una volta di essere un gruppo, una famiglia, reagendo alle situazioni difficili – ha  dichiarato nel dopo gara  Krunic –. Devo ringraziare la società che ha fiducia in me. In passato ci sono stati momenti brutti, sono stato male mentalmente, non avevo tanta fiducia in me, ma ora mi sto riprendendo. Posso aiutare la squadra in diversi ruoli”. Il centrocampista bosniaco è un professionista serio, il tipico giocatore che un allenatore vorrebbe sempre con se. Antepone l'interesse del gruppo a quello personale dando massima disponibilità nel giocare in ruoli diversi. Mediano, esterno sinistro o trequartista  a seconda delle necessità di Stefano Pioli. Nel mercato di gennaio aveva detto 'no' al Genoa perché convinto di potersi ritagliare uno spazio importante e di far ricredere tutti quei tifosi che lo avevano criticato. Quell'arcobaleno su calcio di punizione è lla miglior risposta nel momento più complicato.
RIECCO DALOT - La finta con la quale ha disorientato Ceccherini prima di esplodere il destro incrociato è un pensiero da attaccante e non certo da terzino. Ma  Dalot ha nelle corde questi colpi, lo aveva già dimostrato in Europa League. “Sono felice per questo primo gol in campionato, ma molto di più -ha dichiarato il portoghese- per la prestazione della squadra. Per me non è facile cambiare posizione tutte le partite, ma voglio dare il meglio per il Milan. Il gol? L’ho provato in allenamento... ”. Diogo ha avuto una traiettoria particolare: una partenza convincente, due partite giocate male contro Genoa e Spezia e alcune certezze che sono venute meno. Orala sfida al suo passato: “Tornare a Old Trafford è un’occasione speciale, non posso mentire. Sono contento di rivedere i compagni e uno stadio che mi ha dato tanto. Ma ora sono un giocatore del Milan e se giocherò darò il massimo. Se arriviamo con questa sicurezza, potremo fare bene”.

L'ORGOGLIO DEL CAPITANO - Insuperabile nel gioco aereo, attento in marcatura e audace nel cercare spesso l'anticipo. Contro il Verona si è rivisto il vecchio  Romagnoli. La panchina contro la Roma gli è servita per far uscire quell'orgoglio e e quella personalità necessaria per chi ha i gradi del capitano. Alessio vuole far parlare solo il campo, le critiche ricevute hanno lasciato il segno ma possono rappresentare anche lo stimolo giusto per fare quel salto di qualità tanto atteso nelle ultime due stagioni. Ora il Milan ha tre titolari nel ruolo ed è questa una delle più belle notizie per Stefano Pioli in vista del finale di campionato.