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È un po’ come il quesito dell’uovo e della gallina: chi è nato prima? Nel calcio sono gli allenatori che fanno la fortuna dei calciatori o viceversa? Dipende dai punti di vista. Forse dipende dai giocatori e dagli allenatori in questione. Di sicuro potremmo chiederlo a Davide Santon, da mesi finito nel dimenticatoio, tra tentativi di trasferimento e visite non superate. Da Mancini a de Boer, passando per Pioli, i tecnici transitati da Appiano Gentile lo hanno spesso messo da parte. Spalletti non ha fatto altrettanto, anzi… 

SPALLETTI NON DICEVA BUGIE - Il tecnico toscano lo ripete da tempo: «Vedrete quanto ci tornerà utile Santon, ha fisico, può giocare in diverse posizioni e si allena da professionista». Sembravano frasi di rito quelle dell’ex giallorosso, parole utili a tenere unito il gruppo e far sentire importante anche chi gioca meno. Non era così, almeno non era solo quello il fine. Spalletti crede davvero in Santon e ieri ha voluto dimostrarlo premiando l’esterno italiano con una maglia da titolare. Del classe '91 apprezza la capacità di spinta, l'impatto fisico e la duttilità. Qualcosa in più può fare in fase difensiva, d'altronde è sempre stato quello il suo difetto, ma lavorando sull'intensità e sulla concentrazione può migliorare anche quella. Insomma, le doti tecniche non sono mai state il problema di Santon. 
DALLO SCORAGGIAMENTO ALLA RINASCITA - Una possibilità che l’ex Newcastle ha colto nel migliore dei modi, con una prestazione impeccabile e contro una squadra ostica come l’Atalanta di Gasperini. Adesso Spalletti sa di avere una soluzione in più, ma probabilmente lui era rimasto l’unico a crederci. Forse addirittura più dello stesso Santon, che prima dell’arrivo del tecnico toscano non attraversava il più sereno dei momenti. Dallo scoraggiamento alla rinascita il passo è breve, soprattutto nel calcio. Specie quando hai a che fare con Spalletti.