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Fefè De Giorgi è senza dubbio uno degli uomini più vincenti dello sport italiano. Da giocatore prima e da allenatore poi, l’attuale tecnico della Nazionale maschile di pallavolo ha collezionato quattro titoli mondiali e due europei. Sono per citare gli allori più pregiati.
 
Oltre al volley, tra le sue passioni c’è però anche il calcio, disciplina per la quale ammette di avere il cuore diviso a metà. Da una parte c’è il Lecce, la squadra della sua città; dall’altra l’Inter, il club che in qualche modo surroga i salentini quando questi si trovano lontano dalla Serie A: “Io sono un tifoso del Lecce e anche quest’anno sono andato a vedere alcune partite - racconta in esclusiva a Calciomercato.com - però simpatizzo anche per i nerazzurri. Quella giallorossa è una squadra interessantissima, guidata da una proprietà sana. Il che non è poco. I mezzi a disposizione sono limitati ma vengono sempre usati correttamente. E poi c’è un direttore sportivo come Pantaleo Corvino che è un fenomeno nel trovare ragazzi che nessuno conosce e che il club sa valorizzare grazie ad un presidente in gamba e ad un allenatore come Marco Baroni, molto capace con i giovani e che ho avuto il piacere di conoscere personalmente. Insomma questo Lecce mi piace molto, anche perché ha un ottimo spirito e una buona organizzazione di gioco”.
 
E i nerazzurri come li vede?
“Diciamo che l’Inter, rispetto al Lecce, va leggermente meno bene. Ma noi interisti siamo abituati a soffrire e poi, ogni tanto, riusciamo a toglierci qualche grande soddisfazione. Purtroppo quest’anno li vedo molto discontinui e con tanti problemi. Però chissà che la Champions...”.

Nel calcio italiano uno dei temi del momento è quello legato alla sempre più massiccia presenza degli oriundi in Nazionale. Una questione che lei non pare dover affrontare poiché la pallavolo non sembra aver bisogno di ricorrere ai cosiddetti italianizzabili: “Io sto sempre molto attento a dire ‘no’ o ‘mai’ in maniera categorica perché non si sa cosa succederà domani. Personalmente ho fatto un cambio generazionale puntando su un gruppo di giovani interessanti ma non credo che ci si debba fossilizzare troppo su questi concetti. Nella femminile, ad esempio, abbiamo atlete di colore nate in Italia ma nel maschile questi ragazzi non ci sono. Tante volte scherzo con Egonu o Sylla chiedendo loro: ‘ma dov’è tuo fratello? Me lo presenti? Mi farebbe comodo uno così!’. La verità è che sinceramente non mi creo il problema. Se c’è un ragazzo capace e valido che entra nei valori della nostra nazionale e del nostro Paese secondo me non ci dobbiamo fare troppi problemi nel affidargli la maglia Azzurra”.
 
Passando all’Italvolley, in estate vi attende un titolo europeo da difendere in casa. Il fatto di essere detentori del titolo e di avere il supporto del pubblico amico aumenta la pressione sulla sua squadra?
“Siamo campioni d’Europa e campioni del mondo in carica quindi è chiaro che su di noi ci siano delle aspettative molto grosse. Però questo è un passaggio importante per questa squadra fatta di giovani. Diciamo che per noi ora si alza un po’ l’asticella ma se uno vuole abituarsi a vincere questo non deve certo essere un ostacolo. L'Europeo ci darà inoltre la possibilità di viaggiare un po’ per l’Italia e di provare a ricambiare parte di quell’immenso affetto che in questi mese abbiamo ricevuto da tutti i nostri tifosi. La competizione sarà impegnativa ma subito dopo ci sarà da affrontare anche il torneo di qualificazione alle Olimpiadi che sarà altrettanto duro. Questa sarà una stagione molto lunga e difficile, anche più dell’anno olimpico”.
 
L’unico trofeo che lei e la Nazionale non avete mai vinto, pur avendola sfiorata più volte, è la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Oggi per lei questo traguardo è più un sogno o un’ossessione?
“La parola ossessione non mi piace perché non è qualcosa che ti aiuta a vivere meglio, anzi il più delle volte finisce per bloccarti. Noi invece dobbiamo vivere questo percorso con la tensione e la giusta voglia di vincere. Sicuramente è un sogno, come lo è per tutte le squadre. Però i sogni vanno aiutati a realizzarsi con il percorso che si compie nel tentativo di raggiungerli”.
 
Da oltre trent’anni, ormai, la pallavolo è di gran lunga lo sport di squadra che, a tutti i livelli e con ambo i sessi, porta i maggiori maggiori successi all’Italia. Qual è il vostro segreto?
“Innanzitutto siamo il secondo sport di squadra per numero di tesserati, quindi c’è un grande coinvolgimento. Poi abbiamo un’ottima organizzazione dei campionati e una federazione in continua evoluzione che cerca di supportare sempre al meglio le società. Esiste un grande lavoro sui giovani, che non solo vengono reclutati ma anche fatti crescere e poi mantenuti ad alti livelli. Insomma ci sono un insieme di cose che spingono il movimento verso l’alto. La cosa che però mi piace di più è che non siamo un movimento che si accontenta o che si culla sugli allori. Cerchiamo sempre nuovi stimoli per fare meglio”.

Altre discipline, come la pallanuoto, pur vantando come voi successi altrettanti preziosi e costanti non ottengono la vostra stessa attenzione mediatica o visibilità tra i non addetti ai lavori. Quali consigli si sentirebbe di dare a queste discipline per farne crescere l’interesse tra il pubblico?
“La visibilità è data dai risultati che nel caso della pallanuoto evidentemente ci sono. Forse bisognerebbe utilizzarli come volano per coinvolgere sempre più persone. Io conosco personalmente Sandro Campagna (il selezionatore del Settebello, ndr) e credo che lui sarebbe una persona da sfruttare al 100%, sia per le sue esperienze sportive che per le sue capacità umane. E poi punterei molto sulle società, che sono le realtà che mandano avanti il movimento quotidianamente. Bisogna in sostanza promuovere al meglio i risultati e coloro che li ottengono”.