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Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega di A, è intervenuto al Social Football Summit 2021 di Roma per parlare dei problemi del calcio italiano: "Abbiamo un problema più evidente rispetto a quello spagnolo, il nostro è un calcio che nel momento in cui è stato leader nelle competizioni non ha avuto la forza di strutturarsi per andare a conquistare determinati mercato. Il nostro è un problema legato alla politica, in Italia il calcio è stato scelto come capro espiatorio su cui intervenire. Un evento come quello che si è disputato all'Olimpico poteva avere un'affluenza del 100%. La politica di questi ultimi anni è stato una politica nel quale il populismo l'ha fatta da padrone, in cui non si è voluto intervenire sul tema della lotta alla pirateria, un elemento che penalizza il nostro mondo. Sono oltre un milione i pirati che fruiscono il nostro contenuto illegalmente, non è stato fatto nulla per rimuovere il limite alle scommesse sportive e alle sponsorizzazioni di betting che invece possono operare in tutto il resto del mondo. Pretendiamo dalla politica un rapporto diverso, una diversa considerazione. Dopo questa fase pandemica complessa, ma permettetemi anche un po' populista, abbiamo bisogno di un'interlocuzione seria, di programmazione, solo così si possono risolvere i problemi. Il calcio è un business a tutti gli effetti, il calcio si sostiene anche attraverso i soldi dei tifosi, non bisogna essere ipocriti. Soldi che entrano attraverso lo stadio e i diritti televisivi, e su questo punto è importante la lotta alla pirateria e ricordare che siamo l'unico Stato che si è castrato con una legge che limita, impedisce una commercializzazione libera anche all'estero".

ATTACCO AI CALCIATORI - "​Il miliardo e 200 mila di perdita del calcio italiano sono andati in mano solamente ad alcune persone, ovvero i calciatori. Questi sono simboli per centinaia di migliaia di persone. E nonostante le squadre hanno cercato di condividere questa difficoltà, da questo punto di vista i calciatori non hanno fatto la loro parte. Questo è stato un fatto che ha reso nude le squadre dinanzi ad agenti e calciatori. Stiamo cercando di rinnovare un contratto con i calciatori dove cerchiamo di essere meno flessibili, ma di fronte troviamo non poche difficoltà. I calciatori sono una classe privilegiata, ma non hanno affatto aiutato il movimento. Eppure nessuno ha approfondito questo argomento”.
ATTACCO AL NEWCASTLE - ​“Le critiche dei dirigenti del Newcastle sul calcio italiano? Guarda, stamattina ho mandato il libro ‘Le favole di Esopo: La volpe e l’uva’. Ecco, secondo me può essere riconducibile a questo ciò che è stato detto. Chi ha fatto tale affermazione dimostra di non conoscere il calcio e l’Italia. Probabilmente l’ha fatto solo per favorire il proprio investimento".

FONDI -  
“Per una volta siamo stati antesignani. Abbiamo lavorato con i fondi per un progetto interessante, ma l’assemblea all’ultima votazione un percorso diverso. In questo momento noi non siamo solo un’associazione che organizza un evento sportivo, ma una media company vera e propria. In questi ultimi mesi abbiamo realizzato un importante centro di produzione televisiva. Trasmettiamo il nostro contenuto in giro per il mondo. La strada maestra è tracciata. La media company è ormai una realtà chiara. La riflessione è aperta. C’è una contrapposizione tra due gruppi al momento. La modalità spagnola è riuscita a gestire una quota di soggetti che non volevano partecipare, esattamente tre club. Chi non ritiene corretto vendere una quota dei propri ricavi può rimanere in un sistema, senza impedire agli altri di approcciarsi a questo progetto della media company. Quello di Tebas e quello che avevamo impostato noi sono progetti abbastanza simili. I fondi ci hanno spiegato che noi siamo il calcio con maggiore possibilità di crescita. Ora dobbiamo solamente decidere in quale modalità crescere”.