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“Abbiamo cercato di coinvolgere i nostri partner si Serie A. Abbiamo cercato di raccogliere fondi per l’AIRC, per Save the Children e per i bambini ucraini…”. Così ha esordito nel suo discorso, ieri sera, l’ad della Lega calcio serie A Luigi De Siervo. Bene! Bravi! Ma ci fermiamo qui.

Sì, perché De Siervo ha continuato dicendo che: “Il nostro campionato è apertissimo, e questo è un grandissimo risultato, merito ai presidenti, alle squadre e agli allenatori. L’obiettivo è giocarsi tutto all’ultimo respiro e qui ci stiamo riuscendo, dopo 2 anni di Covid è un premio meritato”. Premio? Ma l’ad le guarda le partite del campionato italiano o delle nostre squadre in Europa (tralasciamo i Mondiali)? Basta un finale incerto per garantire spettacolo e agonismo? Crediamo di no e, ci dispiace dirlo, il campionato italiano non dimostra alcun grandioso miglioramento sia sul piano del gioco, sia sul piano dello spettacolo.
Certo esiste un gap con la Premier - continua De Siervo - “ma il tema è complicato per la globalizzazione dei mercati internazionali avvenuta 15 anni fa. Eravamo troppo concentrati su ciò che accadeva in Italia. Ora abbiamo aperto uffici all’estero (…) la nostra è una delle Leghe emergenti al mondo (…). Il poter vendere diritti all’ estero per un periodo più lungo sarà importante, così potremo crescere”. Mah! Per vendere bene bisogna avere un prodotto valido, non bastano “gli uffici all’estero”. A parte il fatto che vendere bene i diritti del Campionato italiano risulta difficile anche in Italia. Basta vedere il pasticcio dello spezzettamento Dazn-Sky, con l’obbligo per lo spettatore, a più abbonamenti. Basta considerare come si siano viste le partite su Dazn per mesi (a un prezzo non proprio “regalato”), con la società che si vantava di “aver digitalizzato l’Italia” mentre gli spettatori ammiravano la rotellina girante prima d’un rigore o di un goal. E’ colpa della globalizzazione! Ti pareva! Ma è lo stesso ad della Lega a dichiarare che dura almeno da 15 anni. Certo il Covid! Perché la Spagna, la Gran Bretagna, la Germania la globalizzazione e il Covid non l’hanno conosciuti?

Nessuno pretende un’autocritica spietata. Ogni responsabile, ogni amministratore delegato prova a vedere il bicchiere mezzo pieno. Ma, in questo caso, il vino o l’acqua nel bicchiere del calcio italiano ci pare molto, molto poco. Bisogna ringraziare gli appassionati, i tifosi che hanno ancora sete, ma non hanno bisogno di sentirsi convincere da Alice che il loro, il nostro, è un Campionato delle Meraviglie.