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Scrivi Sassuolo e pensi a De Zerbi. Prima di volare in Ucraina allo Shakhtar Donetsk, l'allenatore ha valorizzato tanti giocatori in neroverde: da Locatelli a Berardi passando per Raspadori, diventati tutti e tre Campioni d'Europa con Roberto Mancini. In un'intervista al Corriere dello Sport Roberto De Zerbi ripercorre il suo periodo a Sassuolo: "Di Raspadori mi ha colpito il fatto che sia riuscito a convincere anche i più scettici, quelli che si immaginavano che un centravanti fosse solo di 1,85 cm e 80 kg. Giacomo è forte, ha forza e la stessa gamba di Cassano. Con tecnica, impegno e professionalità ha fatto cambiare idea a molti.

BERARDI - "Domenico è un ragazzo d'oro, introverso, silenzioso e chiuso. Ma avete visto con che personalità si è imposto in Nazionale?! Per le qualità che ha, se avesse voluto avrebbe potuto fare una carriera diversa. All'Europeo ha fatto molto bene, nella finale di Wembley è entrato dopo poco meno di un'ora ma è andato sul dischetto per primo dimostrando di avere carattere. E' il punto sul quale insisto sempre io: non è importante andare in Nazionale, è importante farlo da protagonisti".

LOCATELLI - Manuel ha una sensibilità non comune e una sana consapevolezza di sé. Evidenzio sana. Non è presunzione, ma a quel pizzico di narcisismo che seve per sentirsi il più forte di tutti e gestire bene questo aspetto. E' un '98, ma ha una maturità fuori dal comune. Il suo inserimento nella Juventus è più che naturale. Loca è un malato di calcio, vuole lavorare sempre: farlo star fuori alla ripresa degli allenamenti il martedì era impossibile".
SENSI - "Un altro giocatore strepitoso. Non so che problemi fisici abbia, ma mi piacerebbe allenarlo di nuovo. In realtà li rivorrei tutti: Berardi, Locatelli, Magnanelli, Peluso, Consigli...

SHAKHTAR - "Avevo bisogno di fare quest'esperienza, a Sassuolo sapevo che non avrei potuto dare di più. Cercavo una nuova realtà con uno spogliatoio dove si parlassero più lingue, la Champions, 8 partite da preparare e giocare in 25 giorni. Non è stato semplice lasciare Sassuolo perché mi ero affezionato a tutti, ma volevo affrontare una difficoltà maggiore. Ed effettivamente lo sto facendo: ci sono momenti in cui fatico di più e mi domando chi me l'abbia fatto fare. Ma quando mi fermo e rifletto rispondo dicendomi che era questo quello che cercavo. Il livello cambia i metodi e le prospettive. Ci sono molti modi di allenare, tutti legati agli obiettivi della società. Si allena per vincere scudetti, per andare in Europa o per salvarsi. Oggi devo vincere, e basta. Misurandomi con le idee".